Beta 2 Microgloglobulina

Funzione della beta 2 microglobulina sierica

beta 2 microglobulina

La beta 2 microglobulina sierica (B2M) è una proteina plasmatica il cui dosaggio (ematico oppure urinario) trova largo impiego per fornire dati attendibili sulla funzionalità renale e non soltanto.

L’utilizzo di questa indagine sierologica risulta discriminante per distinguere tra patologie a carico dei tubuli (nefropatie tubulari) da quelle dei glomeruli (nefropatie glomerulari).

Un aumento della sua concentrazione viene rilevato anche in tutte le situazioni in cui si assiste a un potenziamento del turn-over cellulare, come nei processi flogistici, nelle malattie infettive oppure in alcune patologie autoimmuni.

Le valutazioni che riguardano la B2M non sono dotate di specificità assoluta dato che possono soltanto indirizzare il medico verso una probabile alterazione patologica, da approfondire con ulteriori indagini ematochimiche e cliniche.

Un impiego di notevole rilevanza è anche quello che consente di analizzare i valori sierici di beta 2 microglobulina in caso di processi neoplastici in quanto esse svolge il ruolo di marker tumorale quando la sua concentrazione si innalza oltre la soglia fisiologica.

Pur essendo presente quasi unicamente nel sangue, essa può essere rilevata in tracce anche nelle urine e nel liquido cefalo-rachidiano, come espressione del ricambio cellulare.

Si tratta di una betaglobulina normalmente presente in elevati quantitativi sulla superficie delle cellule del sistema immunitario, a livello delle quali si comporta come sub-unità costante di antigeni di istocompatibilità.

Solitamente localizzata in tutte le cellule nucleate, essa subisce spiccate variazioni nel momento in cui subentrino modificazioni dei cicli biologici.

Le B2M vengono filtrate dai glomeruli renali e riassorbite dai tubuli, in maniera tale da costituire un attendibile indice della funzionalità renale.

Lo stato di salute dell’apparato escretore deve essere monitorato periodicamente nelle persone sane e costantemente in quelle malate, in quanto il suo benessere risulta il parametro fondamentale per il funzionamento dell’intero organismo.

Dato che numerose patologie renali hanno un esordio subdolo perché asintomatico, l’unico mezzo di controllo affidabile rimane quello delle analisi sierologiche, che, insieme alle urinarie, consentono di indagare sulle sue condizioni morfo-funzionali.

Dosaggio della beta 2 microglobulina sierica

Il dosaggio della beta 2 microglobulina svolge due compiti di grande importanza: da un lato viene utilizzato per diagnosticare un’eventuale patologia renale e d’altro lato serve, come supporto diagnostico, per monitorare l’andamento di una malattia scoperta in precedenza.

In condizioni fisiologiche la B2M viene filtrata dal glomerulo e poi riassorbita a livello dei tubuli prossimali, arrivando soltanto in piccola parte alle urine.
I due mezzi d’indagine relativi a questa macromolecola sono quindi il sangue e il liquido urinario.

In tutte le condizioni per cui i glomeruli oppure i tubuli prossimali risultano affetti da uno stato morboso, la quantità di beta 2 microglobulina aumenta in entrambi i distretti, a conferma di un danno renale.

Se dal punto di vista quantitativo questa sostanza è un ottimo indicatore, non lo è altrettanto da quello qualitativo in quanto non consente di stabilire il punto in cui è presente il disturbo.

Il dato obiettivo che si ricava dipende dal fatto che sia a livello glomerulare l’attività filtrante risulta anomala e quindi la proteina rimane nel sangue in maggiori percentuali e sia a livello tubulare il riassorbimento non rientra nella norma e dunque la B2M aumenta la sua concentrazione urinaria.

Un incremento della molecola nel sangue è indicativa di una alterata funzionalità filtrante mentre un suo aumento urinario indirizza verso disturbi del riassorbimento.

Pertanto di norma vengono richiesti due tipi di dosaggio, sia quello sierico che quello urinario, allo scopo di poter comparare i risultati per formulare una diagnosi attendibile.

Il dosaggio di questo parametro trova largo impiego soprattutto come fattore discriminante tra i due tipi di patologia (glomerulere o tubulare) e deve essere eseguito sempre in coppia.

Un’altra indicazione del test è rappresentata dal monitoraggio di soggetti che, per motivi professionali, si trovano esposti a metalli pesanti, tra cui in particolare al cadmio e mercurio, responsabili di una variazione piuttosto rilevabile della B2M.

Il meccanismo d’azione che sta alla base dell’implementazione della proteina è riconducibile a un’attivazione del sistema immunitario, responsabile dell’incremento di B2M da parte dei linfociti B e T.

In presenza di un iperattivo ricambio cellulare, conseguente a disturbi renali di varia eziologia, si nota un incremento aspecifico di beta 2 microglobulina, che contribuisce alla formulazione del quesito diagnostico.

L’analisi di B2M non è un esame di routine, ma viene prescritta dal medico in caso di sospetta disfunzione renale e in presenza dei seguenti sintomi:
– formazioni edematose alle caviglie, ai polsi e nel contorno-occhi;
– urine torbide e schiumose;
– ematuria (tracce di sangue nel liquido urinario);
– proteinuria (proteine rilevabili nelle urine);
– nausea;
– astenia e affaticamento generalizzato.

Spesso l’esame viene valutato quando il paziente è affetto da una patologia renale conclamata, ma di cui non sia stata ancora evidenziata la componente (glomerulare oppure tubulare), confermandosiun fattore di estrema rilevanza per indirizzare verso ulteriori indagini diagnostiche.

L’analisi è molto utile anche per identificare un’anomalia funzionale dell’apparato renale poiché questo genere di disturbo esordisce in maniera asintomatica e, quando iniziano a comparire segnali allarmanti, la malattia si trova già a uno stadio avanzato.

I protocolli clinici prevedono che, insieme a quello della B2M, vengano eseguiti altri test, tra cui:
– creatininemia;
– azotemia;
– microalbuminuria;
– VES (Velocità di Eritro Sedimentazione);
– PRC (Proteina C Reattiva);
– LDH (Lattato Deidrogenasi);
– ferritina
oltre che un esame completo del sangue, comprendente la valutazione di emocromo e piastrine.

Si tratta di una prima fase di indagini a cui può fare seguito un’ecografia addominale o anche una TAC con mezzo di contrasto, per ricavare dati significativi sull’aspetto morfo-funzionale dei reni.

L’esame di B2M viene inoltre prescritto di norma su pazienti affetti da amiloidosi conseguente alla dialisi, una condizione piuttosto frequente nei casi in cui l’apparato escretore risulta completamente compromesso e quindi sostituito dalle apparecchiature.

In seguito a trapianto del rene, il test della beta 2 microglobulina ha un valore preventivo per evidenziare precocemente eventuali segnali di rigetto.

In tutti i casi di insufficienza renale, quando la funzionalità dell’organo risulta compromessa è spesso utile disporre anche del dosaggio di B2M, in grado di discriminare tra patrologie glomerulari e tubulari.

Questo test trova impiego anche per forme neoplastiche ematologiche in quanto le beta 2 microglobuline si comportano da attendibili marker tumorali in caso di linfomi oppure mielomi multipli.

Pur non essendo diagnostico, tale parametro viene solitamente associato all’estensione del tumore ed è in grado di fornire ulteriori informazioni cliniche riguardo alla progressione della patologia in atto e sull’efficacia del trattamento terapeutico.

Il dosaggio del marker non può comunque essere considerato come una valutazione di screening, ma soltanto di approfondimento.

Interpretazione dei risultati delle analisi sulla microglobulina sierica

L’esame viene eseguito su un campione di sangue prelevato dalla vena del paziente a digiuno da almeno otto ore.
Il sangue deve essere trattato entro breve tempo dato che le proteine tendono a denaturarsi e quindi a modificare le loro caratteristiche.

I valori fisiologici di riferimento sono:
– < 0,2 mg/ml nel sangue;
– compresi tra 0 e 300 microgrammi/litro nelle urine.

Su questa valutazione influiscono molti fattori, come sesso, età, stato di salute globale e soprattutto metodi di indagine laboratoristica; pertanto i valori di riferimento possono essere estremamente variabili e richiedono una scrupolosa attenzione per la loro interpretazione clinica.

B2M alta

Le principali cause dell’innalzamento della beta 2 microglobulina sono:
– tubulopatia congenita e acquisita;
– insufficienza renale;
– Morbo di Wilson (consistente in un accumulo di rame nel sangue);
– pielonefrite;
– intossicazione da cis-platino e da cadmio;
– nefropatie ipocaliemiche;
– amiloidosi su pazienti dializzati;
– rigetto d’organo in seguito a trapianto;
– leucemia, linfoma, mieloma multiplo.

Come si nota le potenziali cause predisponenti ad un innalzamento di B2M sono estremamente dissimili e proprio per questo motivo è necessario integrare l’analisi con i dati anamnestici del paziente e con un esame obiettivo.

Tenendo conto che un incremento della concentrazione della macromolecola è riconducibile a qualsiasi forma di moltiplicazione cellulare, dati di questo genere possono essere associati anche alla presenza di patologie autoimmuni, come lupus eritematoso e artrite reumatoide, oppure a infiammazioni croniche, come il Morbo di Crohn
e rettocolite ulcerosa.

Alcuni farmaci contribuiscono ad aumentare la quantità di beta 2 microglobulina sierica, e tra questi ci sono:
– sali di litio;
– gentamicina e ciclosporina;
– chemioterapici come carboplatino e cisplatino;
– mezzi di contrasto per indagini strumentali radiografiche;
– interferone alfa.

B2M bassa

Basse concentrazioni di B2M non hanno alcun valore diagnostico poiché non sono relazionabili a nessuna patologia; pertanto non sono significativie.


Dal punto di vista clinico, il riscontro di elevate concentrazioni di B2M è l’unica rilevazione che viene presa in considerazione; il suo significato non è comunque qualitativo, ma soltanto quantitativo.

Questo test viene infatti utilizzato prevalentemente come supporto a una diagnosi di malfunzionamento o danno renale conseguente a quesiti medici precedentemente formulati.

Il reperto di elevate concentrazioni di B2M può indicare la presenza di numerose problematiche, ma non di patologie specifiche, dato che è collegabile sia all’apparato escretore che al sistema immunitario, oltre ad altre patologie di varia natura.

B2M alte nel sangue, ma basse nell’urina sono associabili a disfunzioni glomerulari; B2M basse nel sangue ma elevate nell’urina si collegano a danni trubulari; B2M alte sia nel sangue che nell’urina possono essere un indizio di forme neoplastiche.

Beta 2 microglobulina urinaria

La beta 2 microglobulina è una proteina appartenente alla famiglia delle betaglobuline e la stima della sua concentrazione si rivela essenziale per poter diagnosticare diverse affezioni. La stessa proteina viene, inoltre, utilizzata come marker tumorale e un aumento della sua concentrazione plasmatica può essere il campanello d’allarme di una possibile neoplasia.
Questa breve guida vuole, dunque, andare alla scoperta di tale proteina soffermandosi su dosaggio in sangue e urine, esami di laboratorio, interpretazione dei risultati e possibili scenari aperti.

Perché e come si misura la concentrazione di beta 2 microglobulina urinaria ?

La concentrazione di beta 2 microglobulina viene stimata, come precedentemente accennato, per monitorare la salute dei reni e individuare eventuali danni a carico degli stessi. Il test viene, inoltre, prescritto in presenza di una diagnosi di mieloma multiplo al fine di determinare lo stadio della malattia e monitorarne l’avanzamento in relazione al trattamento impostato.

La concentrazione di beta 2 microglobulina può essere valutata attraverso due semplici esami di laboratorio. Il primo consta di un banale prelievo ematico da una vena del braccio, mentre il secondo consente di stimare il parametro desiderato con un test delle urine (i campioni vengono raccolti in un unico momento della giornata o più volte nell’arco delle 24 ore).
Prima di sottoporsi alle analisi, è indispensabile contattare il proprio medico curante per valutare la possibile sospensione di eventuali terapie farmacologiche.

Entrambe le tipologie d’esame non richiedono alcuna particolare preparazione, ma nel caso del prelievo è necessario osservare un digiuno di almeno 8 ore (è consentita l’assunzione di modiche quantità d’acqua).
I valori normali di beta 2 microglobulina ematica devono essere inferiori a 0,2 mg/dl, mentre la concentrazione urinaria deve essere compresa tra 0 e 300 μg/L.

Lo specialista, al fine di avere un quadro diagnostico più completo, può inoltre prescrivere ulteriori accertamenti clinici.

Beta 2 microglobulina urinaria : l’interpretazione dei risultati

Elevate concentrazioni urinarie di beta 2 microglobulina possono essere la diretta conseguenza di danno renale o attivazione del sistema immunitario a seguito di infiammazioni, infezioni e affezioni autoimmuni.

Un aumento dei valori di beta 2 microglobulina può essere riconducibile a:

• insufficienza renale;

• tubulopatie congenite;

• tubulopatie acquisite;

• morbo di Wilson;

• amiloidosi riconducibile a dialisi;

• rigetto di un organo in seguito a trapianto;

• intossicazione da cadmio;

• mieloma multiplo;

• leucemia;

• linfoma;

• patologie autoimmuni (lupus eritematoso, artrite reumatoide);

• affezioni infiammatorie croniche (morbo di Crohn);

• epatite;

• sarcoidosi;

• neoplasie a carico del sistema nervoso centrale;

• sclerosi multipla;

• collagenopatie.

Alcune terapie farmacologiche possono, inoltre, causare un aumento dei livelli di beta 2 microglobulina nel sangue e nelle urine; tra queste si ricordano:

• litio;

• antibiotici (ciclosporine, gentamicina);

• interferone-α;

• mezzi di contrasto somministrati per l’esecuzione di radiografie;

• cisplatino e carboplatino.


La lettura dei risultati del test può, infine, evidenziare una diminuzione della concentrazione ematica e urinaria di beta 2 microglobulina; questo dato non è, però, riconducibile ad affezioni e/o sindromi degne di nota.



Patologie renali: concentrazione di beta 2 microglobulina nel sangue e nelle urine

Lo studio e la diagnosi delle affezioni renali si fonda sul confronto delle concentrazioni di beta 2 microglobulina nel sangue e nelle urine.

• Alte concentrazioni nel sangue e bassi valori nelle urine sono strettamente correlati a una possibile disfunzione dei glomeruli.

• Basse concentrazioni nel sangue e alti valori nelle urine sono sintomo di una patologia (acquisita o congenita) a carico dei tubuli renali.

• Incremento dei valori nel sangue e nelle urine sono riconducibili a neoplasie (mieloma multiplo, leucemia e linfoma).

Alcune patologie associate a un aumento dei valori di beta 2 microglobulina urinaria

Un aumento della concentrazione di beta 2 microglobulina può essere il campanello d’allarme di innumerevoli patologie. Vediamo in breve le principali.

• Morbo di Wilson: affezione ereditaria che determina l’accumulo di rame in diversi organi tra cui fegato e cervello. Il metallo in eccesso non viene smaltito in modo adeguato dalla bile e ciò può favorire la comparsa di cirrosi, insufficienza epatica, neoplasia al fegato, disturbi renali e danni neurologici. La malattia possiede, se diagnosticata in tempi brevi, una buona prognosi: il paziente viene trattato con agenti chelanti (riducono la concentrazione di rame nell’organismo) e zinco acetato (molecola che contrasta l’assorbimento del metallo); segue dieta a ridotto apporto di rame (limitare consumo di molluschi, funghi, cioccolato, fegato e crusca).

• Mieloma multiplo: forma tumorale, con esordio in età avanzata, che colpisce le plasmacellule (cellule del sistema immunitario nate nel midollo osseo). I fattori di rischio più degni di nota sono anomalie cromosomiche, età, ereditarietà, prolungata esposizione a radiazioni e diagnosi di gammopatia monoclonale (affezione che porta a un’eccessiva produzione di immunoglobuline). Il mieloma multiplo si contraddistingue per una sintomatologia ben precisa che comprende dolore alle ossa (rachide, anca e costole), rottura delle stesse in virtù di traumi lievi, anemia, insufficienza renale, alta concentrazione di calcio nel sangue (ipercalcemia). La diagnosi precoce di mieloma multiplo non è semplice perché la malattia, almeno nelle prime fasi, è quasi del tutto asintomatica. Negli stadi più avanzati si evidenziano, invece, bassi livelli di emoglobina, piastrine e albumina sierica in associazione a elevate concentrazioni di calcio e beta 2 microglobulina.


• Morbo di Crohn: infiammazione cronica intestinale dalle cause ancora sconosciute. Si contraddistingue per la formazione di ulcere intestinali alternate a tratti sani di tessuto. La sintomatologia correlata comprende perdita di peso, dolori addominali, alterazioni della temperatura corporea e dissenteria cronica. Le ulcere possono favorire, se non adeguatamente trattate, la comparsa di stenosi (restringimenti intestinali) e fistole (l’ulcera buca l’intestino e tocca gli organi circostanti). Il morbo di Crohn viene trattato con farmaci di natura diversa e il ricorso, se necessario, alla chirurgia.

• Lupus eritematoso: malattia autoimmune cronica di tipo infiammatorio che colpisce, specie nei soggetti di sesso femminile, diverse regioni anatomiche. Le forme lievi si contraddistinguono per la comparsa di infiammazioni a carico di pelle e articolazioni; nei casi più gravi si regstrano, invece, coinvolgimenti di cuore, polmoni, reni e cervello. Le
cause del lupus sono ancora sconosciute, ma vi sono certamente alcuni fattori di rischio di origine genetica, ormonale e ambientale. La sintomatologia correlata alla malattia è estremamente varia e comprende febbre, dolori alle articolazioni, debolezza, perdita di peso per mancanza d’appetito, manifestazioni cutanee (eritema a farfalla), ulcere non dolorose nelle mucose del cavo orale e nasale e disturbi a carico di polmoni, cervello e cuore. La malattia viene trattata in modo opportuno al fine di controllare i sintomi ed evitare l’insorgenza di possibili complicanze; tra i farmaci maggiormente impiegati si segnalano fans, antimalarici, corticosteroidi, immunosoppressori e anticoagulanti.

• Artrite reumatoide: patologia infiammatoria cronica sistemica che può colpire articolazioni piccole e grandi. Queste ultime appaiono dolenti e tumefatte, mentre la deformazione compare con il tempo. Si osservano, inoltre, interessamento simmetrico e marcata rigidità articolare nelle prime ore del mattino. L’artrite reumatoide viene diagnosticata con il supporto di diversi esami e trattata con immunosoppressori e cortisone a cicli.

Conclusioni

La beta 2 microglobulina è una proteina appartenente alla famiglia delle betaglobuline e la stima della sua concentrazione in sangue e urine è fondamentale per monitorare lo stato in cui versano i reni e altri distretti corporei. Le analisi delle urine non richiedono alcuna preparazione particolare, mentre il prelievo venoso necessita di un digiuno di almeno otto ore.

I laboratori analisi che eseguono tali test possono inoltre registrarsi, in forma totalmente gratuita, sulla home page di questo portale al fine di gestire gli esami ematochimici con il software in cloud e aggiornare, in tempo reale e direttamente sul sito, il modulo guida (vademecum) in formato pdf per i pazienti.





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