Tumori

Che cosa sono i tumori

tumori carcinomi

Con il termine “tumore” (neoplasia, carcinoma, cancro) si intende indicare un gruppo di patologie di vario genere, ma tutte caratterizzate da una moltiplicazione incontrollata di cellule anomale.

Questa abnorme proliferazione è responsabile di neo-formazioni tumorali costituite da elementi non appartenenti alla fisiologica struttura del substrato (tessuto oppure organo) su cui si formano.

La neoplasia, che danneggia in maniera più o meno grave il substrato anatomico su cui si sviluppa, può agire con tre modalità:
– distruzione del substrato;
– compressione del substrato;
– ostruzione del substrato (in caso di strutture cave).

Oltre a replicarsi e propagarsi, il carcinoma è in grado di infiltrarsi e distruggere le cellule sane con le quali viene a contatto, andando spesso a sostituirle con modalità patologiche.

A determinare il diverso grado di malignità della neoformazione contribuisce anche il tasso di accrescimento di solito estremamente rapido e la possibilità di generare altre neoformazioni (metastasi) che, per diffusione ematica oppure linfatica, vanno ad attaccare altre parti dell’organismo.

Queste caratteristiche sono discriminanti rispetto ai tumori benigni che si distinguono per un accrescimento lento e confinato alla sede d’origine e per la mancanza di capacità metastatica, anche se non bisogna dimenticare che alcune di queste formazioni possono modificarsi trasformandosi in neoplasie maligne.

Le cellule tumorali sono distinguibili da quelle sane perché perdono la capacità di differenziarsi correttamente e si sviluppano in forme ancora immature e con un genoma modificato, responsabile della loro differente struttura e quindi dell’anomalo funzionamento.

Il collegamento morfo-funzionale è il principale requisito che distingue una cellula cancerosa da una sana; infatti la prima non segue le regole fisiologiche della moltiplicazione e quindi si sviluppa priva della capacità di svolgere regolarmente le sue funzioni.

Nei tessuti normali la replicazione cellulare si realizza sotto uno stretto controllo biochimico che presiede la loro crescita, divisione e sostituzione degli elementi invecchiati o danneggiati, allo scopo di garantire le migliori condizioni vitali all’organismo.

Le cellule sane sono inoltre fornite di meccanismi difensivi che intervengono in caso di errori funzionali, per riparare eventuali anomalie e, nel caso in cui non sia possibile, provocando l’apoptosi (morte programmate delle cellule).

Le cellule tumorali invece non sono in grado di seguire nessuna regolazione e si moltiplicano senza controllo, spesso velocemente ed evitando qualsiasi meccanismo difensivo messo in atto dall’organismo che non riesce a contrastare il loro anomalo sviluppo.

La causa di tale comportamento ha una base genetica, il cui contributo è fondamentale per l’accrescimento dei carcinomi attraverso aberrazioni disfunzionali dei proto-oncogeni.

Ruolo dei proto-oncogeni nella genesi dei tumori maligni

I proto-oncogeni sono cellule anormali che possiedono soltanto alcuni caratteri di quelle sane ma sono in grado di codificare proteine non fisiologiche responsabili del blocco di differenziazione cellulare e della loro incontrollata replicazione, oltre che dell’anomala programmazione di morte.

Infatti gli elementi neoplastici non sono dotati di apoptosi in quanto la loro morte non può venire programmata né controllata, ma si verifica con modalità del tutto casuali e imprevedibili.

I proto-oncogeni provocano quindi una modificazione del patrimonio genetico contenuto nel DNA, innescando le mutazioni che stanno alla base dei comportamenti patologici delle cellule tumorali.

Essi vengono attivati in seguito a due modalità d’attivazione:
– mutazione dei nucleotidi
in questo caso si verifica la sintesi di una proteina disfunzionale che non è più capace di svolgere il proprio ruolo, ad esempio incentivando oppure sopprimendo la propria attività enzimatica;
– aumento di concentrazione
causato da un potenziamento della sua espressione genica (misregolazione), dell’emivita oppure della duplicazione del gene codificante.

Il proto-oncogene è in grado di codificare quindi proteine anormali che a loro volta non riescono a regolare in maniera fisiologica il ciclo biologico e il differenziamento delle cellule.

Attualmente si conoscono circa un centinaio di questi elementi, la cui funzione viene controllata da altri elementi (onco-soppressori) che inibiscono la crescita cellulare.

Il loro coinvolgimento nella genesi delle neoformazioni tumorali è stato studiato negli ultimi 50 anni e ha aperto interessanti prospettive sia diagnostiche sia terapeutiche in quanto per la prima volta ha potuto fornire una spiegazione bio-molecolare a un processo che risulta di difficile comprensione.

In seguito a numerose ricerche scientifiche si è evidenziato come i proto-oncogeni, presenti normalmente nelle cellule dell’organismo, possono subire processi di mutazione che li trasformano in oncogeni, direttamente collegati alla genesi del carcinoma.

I geni oncogenetici sono capaci di agire con due differenti meccanismi d’azione, che sono:
– sovraespressione proteica;
– sottoespressione proteica.

In entrambi i casi, la sintesi proteica risulta modificata e di conseguenza le molecole prodotte non sono in grado di seguire i fisiologici percorsi di differenziazione e accrescimento cellulare.

Una volta innescata la crescita incontrollata delle cellule, si innesca un’incontrollabile invasione sia a livello dei tessuti circostanti, sia di quelli lontani (mediante disseminazione linfatica oppure ematica) con la comparsa delle metastasi.

Sintomi e segni delle forme tumorali

Le cellule mutate in seguito ai processi sopra elencati possono evolvere in varie tipologie di tumori classificabili in base a tre differenti parametri, e precisamente:
– istologia delle cellule proliferanti;
– aggressività;
– stadiazione.

Nonostante i carcinomi siano caratterizzati da una crescita esponenziale dovuta all’intensa moltiplicazione delle loro cellule, spesso inizialmente si presentano asintomatici, incominciando a mostrare segnali soltanto quando la massa maligna ha raggiunto una certa dimensione.

Oltre che essere tardivi, i sintomi delle neoplasie sono solitamente anche aspecifici, in quanto non facilmente riconducibili al fattore eziologico, ma comuni con altre patologie (magari non maligne).

Essendo presenti oltre 100 differenti tipi di carcinomi, le loro manifestazioni cliniche sono numerose e varie e risulta molto difficile identificare segnali tipici della forma tumorale se non riferendosi allo specifico tipo di patologia.

Pertanto è necessario per prima cosa orientarsi verso un organo/tessuto che manifesta segni patologici prima di ipotizzare un quesito diagnostico.

Nonostante l’obiettiva difficoltà di diagnosi, esistono comunque alcuni segnali che l’American Cancer Society ha definito come indici di avvertimento:
– inspiegabile e continuativa calo ponderale;
– persistenti dolori localizzati;
– insoliti rigonfiamenti;
– presenza di masse palpabili;
– episodi ricorrenti di febbre non collegabile a cause evidenti;
– cefalea con vomito;
– astenia generalizzata;
– pallore;
– modificazioni dell’alvo intestinale;
– alterazioni nell’urinare;
– ispessimento di tessuti;
– modificazione di nei oppure di verruche;
– tosse continua;
– cambio del timbro di voce;
– emorragie.

Quando un soggetto avverte anche soltanto uno dei sintomi sopra elencati deve recarsi dal medico che, secondo la sua formazione professionale, può prenderlo in cura personalmente oppure inviarlo presso uno specialista.

Per affrontare queste patologie in maniera produttiva e per avere buone prospettive di guarigione è fondamentale non sottovalutare nessun segnale, dato che la frequente mancanza di sintomi contribuisce ad allungare le tempistiche diagnostiche e quindi a favorire la proliferazione delle cellule cancerose.

A seconda del distretto corporeo che si presuppone interessato al processo tumorale è possibile intervenire con esami ematochimici e indagini cliniche, che attualmente possono disporre della diagnostica per immagini (TAC e risonanza magnetica).

Si tratta di utilissimi supporti in grado di fornire immagini tridimensionali del corpo del paziente e che pertanto sono estremamente più precise ed affidabili rispetto a quelle realizzate mediante radiografie tradizionali.

Anche l’ecografie, indagini non invasive che sfruttano le onde, possono offrire immagini particolarmente attendibili per quanto riguarda gli organi molli, sempre tenendo conto che esistono metodiche ancora più raffinate come ecocardiografia e ecodoppler finalizzate allo studio dell’apparato cardio-circolatorio.

Per quanto riguarda gli organi cavi, e in particolare l’intestino, sono disponibili analisi di estrema precisione, come la colonscopia e la retto-sigmoidoscopia, due esami che si effettuano mediante l’introduzione di una sonda attraverso l’apertura anale.

Lo stomaco invece può essere analizzato servendosi della gastroscopia, un’indagine analoga che sfrutta una sonda da posizionare attraverso la cavità orale.

Il principale vantaggio di queste metodiche è relativo al fatto che, in sede di esplorazione, è possibile effettuare dei prelievi seriali di tessuto nelle parti presumibilmente ammalate, per poi analizzarne la struttura cellulare; questi reperti bioptici consentono di avere una visione molto precoce del quadro morboso.

Un test che solitamente viene eseguito fin dai primi momento è quello della ricerca dei marker tumorali, cellule che variano la loro concentrazione ematica a seconda della presenza di lesioni oncologiche e della loro stadiazione.

Cause dei carcinomi

Il problema relativo alle cause delle neoplasie è particolarmente dibattuto e rappresenta forse il principale ostacolo per un approccio utile e vantaggioso a queste patologie che attualmente non sono più considerate incurabili, ma in alcuni casi ancora inguaribili.

Si tratta di malattie multifattoriali, a cui contribuiscono:
– cause genetiche;
– fattori predisponenti;
– motivi contingenti.


– Cause genetiche dei tumori

Quando si parla di neoformazioni cancerogene si deve prendere in esame sia la componente genetica (che dipende dalle mutazioni presenti a livello del patrimonio ereditario), sia la famigliarità (che corrisponde alla predisposizione a sviluppare una determinata neoplasia).

La maggior parte di queste malattie non viene passata da una generazione all’altra attraverso i geni, ma la loro mutazione è responsabile della trasmissione della predisposizione a sviluppare la patologia.

Nello specifico, possono essere ereditate delle cellule contenenti geni mutati in grado di facilitare l’insorgenza del tumore, che si svilupperà soltanto in seguito alla presenza di più concause.

– Fattori predisponenti ai tumori

I fattori predisponenti all’insorgenza dei tumori comprendono una notevole quantità di motivi eziologici che, nel momento in cui attaccano l’organismo, possono innescare la malattia a seconda della reattività del sistema immunitario.

Secondo le più recenti linee guida infatti, praticamente tutte le forme tumorali si sviluppano in maniera più o meno aggressiva a seconda del tipo di risposta immunitaria del soggetto.

Le cellule cancerogene, pur appartenendo all’organismo, vengono riconosciute come non-self e quindi innescano una reazione da parte dell’immunità personale.

Alcuni tumori, anche di notevole gravità, non evolvono in quanto bloccati immunologicamente fin dal loro esordio, mentre altri, anche se meno invasivi, riescono a progredire dato che non provocano alcuna risposta immunitaria.

1. Inquinamento atmosferico

Per inquinamento atmosferico si intende considerare tutti i fattori presenti nell’ambiente esterno che, in qualche modo, mostrano un’influenza negativa sulle funzioni fisiologiche dell’individuo.

Tra questi un ruolo di primo piano è quello delle polveri fini, collegate alla presenza di veicoli e al mancato ricambio d’aria che si verifica tipicamente nelle grandi città.

Questo fattore viene poi notevolmente accentuato quando le condizioni atmosferiche sono sfavorevoli, ad esempio in seguito al ristagno di aria umida che contribuisce a bloccare le polveri negli strati più bassi dell’atmosfera.

In tale situazione si verifica la formazione di smog, un nocivo fattore predisponente a numerose forme neoplastiche delle vie respiratorie.

Le polveri inquinanti più pericolose sono quelle che hanno un diametro inferiore a 2,5 micron e che quindi penetrano con estrema facilità all’interno delle vie aeree per arrivare fino agli alveoli polmonari.

2. Fattori chimici

Si tratta di sostanze responsabili di mutazioni a livello del DNA e che pertanto sono meglio conosciute come “agenti mutageni”; a conferma di tale situazione si prende in considerazione il fatto che alcune classi di lavoratori sono maggiormente esposte al rischio di sviluppare tumori così’ detti professionali.

A causa di tali sostanze cancerogene, il soggetto che per motivi lavorativi si trova frequentemente a contatto con determinati agenti chimici, può sviluppare specifiche forma neoplastiche.

Chi è stato a contatto con fibre di amianto ha un’elevata probabilità di essere colpito da tumori ai polmoni e alla pleura, in seguito all’inalazione protratta delle particelle velenose, liberate da questo materiale (ancora presente in alcune strutture edili, anche attualmente vietato).

Forme di neoplasie respiratorie sono anche collegabili al contatto con nichel, cromo e catrame, che con diverse modalità arrivano a provocare mutazioni dei proto-oncogeni.

L’inalazione di benzene è invece responsabile dell’insorgenza di forme leucemiche; si tratta di un solvente chimico presente in molti settori e che si è rivelato un fattore estremamente pericoloso.

Presenti all’interno del petrolio e del carbon fossile, gli idrocarburi aromatici policiclici, che si trovano anche nei gas di scarico dei veicoli, favoriscono la comparsa di tumori vescicali.

3. Radiazioni ionizzanti

Generate in seguito a reazioni nucleari sia naturali (sulla superficie del sole) sia artificiali, le radiazioni ionizzanti sono dotate di un elevato potere di penetrazione e arrivano a colpire le molecole contenute all’interno del nucleo cellulare.

Come conseguenza esse innescano delle importanti mutazioni sulle sequenze del DNA, responsabili della sintesi di proteine disfunzionali; quando il danno è contenuto (rottura o disattivazione di qualche gene), l’organismo può reagire; mentre se si verifica una vera e propria eliminazione di parti del DNA, può insorgere morte cellulare oppure proliferazione degli elementi neoplastici con diffusione del tumore.

Quando vengono interessati i geni onco-soppressori, gli oncogeni riescono a provocare le mutazioni genetiche che stanno alla base dello sviluppo del carcinoma.

4. Radiazioni ultraviolette

Sempre prodotte dal sole, le radiazioni ultraviolette (UV), in determinate ore del giorno, sono collegate alla maggiore incidenza di tumori dermatologici, tra cui il pericoloso melanoma che è l’unica forma neoplastica a disseminazione metastatica tra i carcinomi della pelle.

Nelle ore centrali della giornata infatti i raggi del sole sono particolarmente intensi e possono provocare scottature cutanee in assenza di filtri di protezione; questo fenomeno possiede un elevato potere mutageno nei confronti dei proto-oncogeni che si trasformano facilmente in oncogeni.

Contrariamente a quanto si pensava fino a qualche tempo fa, i raggi UV sono più pericolosi di quelli X, impiegati a scopo medico in ambito di diagnostica per immagini.

Infatti queste radiazioni sono dotate di un’intensità molto bassa e diventano pericolose soltanto in seguito ad esposizioni ripetute e prolungate, secondo il ben noto effetto di accumulo.

5. Fumo

Considerato il principale fattore di rischio per lo sviluppo del carcinoma ai polmoni, il fumo di tabacco svolge due importanti funzioni: da un lato induce la mutazione dei geni oncosoppressori e quindi l’insorgenza del tumore e d’altro lato ne potenzia lo sviluppo una volta che esso sia presente.

Questa duplice azione lesiva dipende dal fatto che il fumo inibisce notevolmente il funzionamento del sistema immunitario, rendendo l’organismo meno reattivo nei confronti delle cellule neoplastiche.

Il fumo è responsabile di oltre il 90% dei carcinomi polmonari, ma anche di tumori alla vescica, ai reni, allo stomaco, al pancreas e al colon, oltre che alla gola, laringe ed esofago.

Questo agente mostra un’azione nel lungo periodo per cui di solito i tumori insorgono dopo parecchi anni dal momento in cui si è incominciato a fare uso di sigarette.

Da non sottovalutare l’importanza del fumo passivo, ovvero di quello inspirato dalle persone presenti nel medesimo ambiente dei fumatori e che viene inalato passivamente.

6. Alcol

Un eccessivo consumo di bevande alcoliche è in grado di favorire l’insorgenza di vari tipi di tumori localizzati nel cavo orale, laringe, esofago e colon, e, soltanto nelle donne, al seno.

I meccanismi d’azione ad esso collegati non sono del tutto chiari, anche se sembra che le cellule delle mucose di alcuni distretti del corpo (soprattutto a livello dell’apparato digerente) subiscano delle mutazioni conseguenti all’inattivazione degli oncosoppressori.

7. Alimentazione

Secondo la maggior parte degli oncologi, il regime nutritivo è strettamente collegato alla possibilità di sviluppare patologie neoplastiche, in quanto aumenta molto l’importanza dei fattori di rischio.

Un’alimentazione ricca di proteine e grassi di origine animale, di sale, di carboidrati raffinati e povera di fibre, di verdura e frutta, di minerali e vitamine contribuisce ad aumentare notevolmente la possibilità di sviluppare qualche forma neoplastica.

La carne rossa è la principale indiziata a questo riguardo e pertanto le linee guida dell’OMS raccomandano di consumarla molto limitatamente e comunque senza cuocerla in maniera tale da ottenere parti carbonizzate.

Un regime dietetico scorretto, responsabile di sovrappeso ed obesità, può causare la formazione di forme tumorali al colon e al retto che rappresentano le due sedi anatomiche intestinali maggiormente colpite da tumori.

8. Stile di vita

Lo stile di vita comprende tutto l’insieme di abitudini esistenziali, comprendenti tra l’altro il ritmo circadiano sonno-veglia e l’attività fisica.

La tendenza alla sedentarietà, anche se non può essere considerato un vero e proprio fattore predisponente all’insorgenza di forme neoplastiche, rappresenta comunque un aspetto di estrema rilevanza per il benessere metabolico dell’organismo.

Attraverso una moderata attività sportiva infatti si realizza una migliore ossigenazione dei tessuti e una più efficace eliminazione dei radicali liberi, principali responsabili della maggior parte dei tumori.

Molte ricerche scientifiche hanno confermato che la mancanza di movimento è estremamente dannosa anche per soggetti normopeso e quindi non è sempre collegata a problemi di obesità.

– Motivi contingenti

Tra i principali motivi contingenti responsabili dell’insorgenza di varie tipologie di tumori vengono considerati agenti patogeni come batteri, virus e parassiti.

1. Batteri coinvolti nella genesi tumorale

Il batterio Helycobacter Pylori, che di norma è presente sulle pareti dello stomaco, in alcune condizioni predisponenti spesso collegate a variazione del pH gastrico, può diventare patogeno e provocare l’insorgenza di gastriti e ulcere che, se non adeguate curate, potrebbero evolvere in carcinoma gastrico.

2. Virus responsabili di forme neoplastiche

I virus responsabili dell’insorgenza di forme neoplastiche, meglio conosciuti come oncovirus, sono responsabili di numerosi tumori di notevole epidemiologia.

Il Papilloma Virus è coinvolto nella genesi del cancro alla cervice uterina, una neoplasia che mostra la maggiore incidenza nella popolazione femminile in età fertile e la cui presenza può essere evidenziata dal pap-test.

L’Herpes Virus Umano 8 è collegato al sarcoma di Kaposi, una forma neoplastica multifocale che interessa le mucose e i visceri e, pur avendo una netta origine vascolare, si manifesta a livello cutaneo con la formazione di macule e papule di colore rossastro tendente al violaceo.

Il Virus Epstein Barr, coinvolto nella mononucleosi, in alcune popolazioni predisposte (Africani) può provocare il Linfoma di Burkitt, collegato a un’anomala sintesi di linfociti che causano il rapido deterioramento della salute in seguito a modificazioni funzionali del sistema immunitario.

Il Virus Epatite B e C, che di solito è responsabile dell’insorgenza di patologie epatiche non maligne, in alcuni soggetti predisposti contribuisce alla genesi del carcinoma epato-cellulare.

Trattamento dei carcinomi

Un fattore di vitale importanza nella terapia dei carcinomi è quello relativo al loro trattamento che deve tenere conto di quattro fattori, che sono:
– tipo di tumore;
– stadiazione;
– situazione immunitaria del paziente;
– condizioni di salute del paziente.

L’oncologia è quella branca della medicina che si occupa appunto della cura dei pazienti oncologici e che trae importanti indicazioni dalle statistiche di guarigione in rapporto a determinati trattamenti.

Esistono infatti degli specifici protocolli terapeutici che vengono stabiliti in base ai quattro aspetti di sopra; mentre fino a qualche tempo fa le cure oncologiche non erano particolarmente specifiche, attualmente i principi attivi impiegati sono molto selettivi e vengono scelti in base al particolare tipo di tumore da trattare.

– Il genere di carcinoma, la sua localizzazione e il tipo di aggressività rappresentano le indicazioni iniziali in grado di indirizzare il medico nella scelta dei farmaci più indicati.

– La stadiazione indica l’evoluzione del carcinoma: esistono 4 stadi sempre più gravi e indicativi della progressione della neoplasia che può avere già interessato gli organi contigui, a cominciare dai linfonodi e dai vasi sanguigni, per arrivare a bersagli più distanti, in caso di disseminazione metastatica.

– La situazione immunitaria del paziente rappresenta un requisito fondamentale per il decorso della malattia e per un’eventuale guarigione; infatti sono proprio le cellule appartenenti ai leucociti, in particolare i linfociti T, a costituire il primo attacco nei confronti delle cellule oncogene.
Pazienti immunodepressi hanno minori probabilità di guarigione.

– Le condizioni di salute dell’ammalato influiscono notevolmente sull’evoluzione neoplastica in quanto condizionano ancora una volta il funzionamento del sistema immunitario e di conseguenza la risposta soggettiva che ogni paziente offre all’invasione della forma tumorale.


Tipi di trattamento dei carcinomi

1. Chirurgia

Per i tumori solidi, l’intervento chirurgico costituisce il metodo terapeutico maggiormente utilizzato in quanto consente di asportare il carcinoma in maniera completa, a patto che esso sia ben circoscritto.

Questo metodo non è sempre applicabile, ma lo è soltanto nei casi in cui la formazione maligna si presenti asportabile nella sua interezza.

Si tratta di una procedura necessaria anche per eseguire la biopsia dei tessuti asportati, per avere informazioni sul tipo di cellule responsabili della malattia e anche sulle dimensioni del carcinoma asportato.

Le più attuali tendenze sono orientate verso tecniche il più possibile conservative e finalizzate a non eliminare parti di tessuti non necessarie.

Si pone comunque il problema dei linfonodi che, in sede di intervento, di norma vengono asportati nelle aree adiacenti al focus oncogeno.

Durante qualsiasi operazione, mentre il paziente è ancora sotto i ferri, un linfonodo che si trova in zona contigua viene analizzato al microscopio per evidenziare un eventuale interessamento.

Quando i linfonodi sono reattivi solitamente sono già stati interessati da un’iniziale degenerazione cellulare e quindi devono essere eliminati.

Ma, mentre in passato si procedeva eliminando quasi tutte le stazioni linfonodali mediante interventi particolarmente invasivi, oggi si preferisce un’asportazione selettiva relativa soltanto a quelli già colpiti.

Dall’analisi della loro struttura biomolecolare è quindi possibile ricavare anche interessanti dati sulla stadiazione del tumore.

Alla chirurgia, dopo un intervallo di tempo compreso tra 40 e 60 giorni, fa seguito uno o più cicli di chemioterapia.

2. Chemioterapia

La chemioterapia antineoplastica svolge il compito di impedire l’incontrollabile divisione cellulare che distingue i carcinomi e che, se non viene bloccata, tende a incentivarsi con sempre maggiore intensità.

Grazie alla loro potente attività citotossica, questi medicinali sono in grado di uccidere le cellule in rapida proliferazione come quelle tumorali, ma anche quelle delle mucose, dei capelli e del midollo osseo.

Le conseguenze riguardano quindi i disturbi di tipo gastro-intestinale (nausea, vomito e diarrea) relativamente alla degenerazione delle mucose; la calvizie relativamente al coinvolgimento dei follicoli piliferi e l’immunodepressione mediata in rapporto all’interessamento del midollo osseo (sindromi carenziali della produzione di leucociti).

Queste dannose conseguenze dipendono dal fatto che i farmaci non riescono a distinguere le cellule neoplastiche (non-self) da quelle sane (self) e pertanto uccidono indiscriminatamente sia le une che le altre.

L’impiego di tali trattamenti presenta in effetti numerosi effetti collaterali, anche di notevole impatto sul fisico del paziente che, oltre ad essere immunodepresso e quindi maggiormente esposto alle patologie contagiose, presenta anche disagi personali.

In alcuni casi trova impiego anche una forma di chemioterapia pre-operatoria, il cui ruolo è quello di ridurre il volume della massa tumorale che dovrà poi venire asportata chirurgicamente.

Trattandosi di trattamenti farmacologici, questi protocolli terapeutici devono utilizzare principi attivi selezionati in base al loro rapporto rischio/beneficio.
La loro tossicità si riscontra a livello delle interferenze con la sintesi di DNA e di RNA, gli acidi nucleici implicati nei processi di sintesi proteica.

Un preparato antineoplastico ideale dovrebbe possedere requisiti di elevata specificità nei confronti delle cellule (specificità citologica) e dei tessuti (specificità istologica).

Attualmente vengono impiegate soprattutto forme di chemioterapia di combinazione, costituite da un cocktail di farmaci antitumorali dotati di differenti proprietà.

Un approccio terapeutico di questo genere si basa sul presupposto della sinergicità, secondo cui operando insieme i farmaci possono ottenere risultati non raggiungibili utilizzandoli separatamente.

Inoltre questi protocolli chemioterapici sono in grado di ritardare la resistenza al singolo principio attivo, e, grazie alla contemporanea presenza di più farmaci, la terapia può impiegarli a dosaggi inferiori rispetto a quelli tradizionali.

Un grosso problema relativo ai trattamenti chemioterapici è quello della resistenza, dovuta alla capacità adattativa di alcuni carcinomi nei confronti di alcuni principi farmacologici, e che ne limita notevolmente l’efficacia.

Secondo recenti studi biomolecolari sembra che questo fenomeno possa dipendere dalla presenza di una proteina (P-glicoproteina-1) in grado di trasportare il medicinale fuori dalla cellula tumorale.

I metodi di somministrazione dei chemioterapici antineoplastici sono:
– fleboclisi;
– iniezione;
– pompa a infusione;
– infusione continuativa;
– via orale.

Le principali classi di farmaci antitumorali sono:
– agenti alchilanti
comprendenti mostarde azotate (clorambucile), nitrosouree (lomustina) e derivati del platino (cisplatino);
– agenti antimetaboliti
come il 5-fluorouracile e il metotrexato;
– agenti antimitotici
che comprendono la vincristina e i taxani;
– antibiotici citotossici
come le antracicline, l’actinomicina, la bleomicina e la mitomicina.

Altri approcci terapeutici prevedono l’impiego di ormoni, impiegati per carcinomi che coinvolgono organi ad essi sensibili; si tratta di anti-estrogeni e di anti-androgeni da somministrare insieme a cortisonici che aumentano le probabilità di successo della terapia.

La terapia enzimatica rappresenta una forma alternativa di cura antineoplastica che, nonostante non sia supportata da riscontri scientifici sicuri, trovano largo impiego per i risultati incoraggianti ottenuti su alcuni tipi di tumore, come quello pancreatico.

3. Radioterapia

Mediante l’utilizzo di raggi X ad alta potenza, questa terapia si concentra precisamente sulla zona anatomica dove si trova la massa tumorale da eliminare.

Analogamente alla chemioterapia, anche la radioterapia può venire effettuata prima dell’intervento (pre-operatoria) per ridurre il volume del carcinoma oppure durante l’operazione (intra-operatoria) per concentrare le radiazioni a livello di zone non asportabili chirurgicamente.

4. Immunoterapia

Si tratta di una forma terapeutica basata sull’impiego di vaccini, capaci di stimolare la risposta immunitaria contro le cellule neoplastiche.
A tutt’oggi sono ancora in corso prove biomolecolari finalizzate a identificare i meccanismi d’azione che sono alla base del loro funzionamento.

5. Ipertermia

Mediante l’utilizzo di elevate temperature è possibile provocare un danno biologico alle cellule tumorali , aumentando contestualmente l’efficacia di chemio e radioterapia.

Il calore generalizzato è inoltre utile per potenziare l’azione del sistema immunitario e facilitare la sua risposta nei confronti delle cellule non-self.

Ruolo clinico delle lesioni pre-cancerose

Le forme tumorali insorgono quando alcune cellule dell’organismo incominciano a svilupparsi fuori controllo e vivono molto più a lungo rispetto a quelle sane, continuando a produrre altri elementi neoplastici.

La sua capacità di accrescersi a dismisura e di invadere i tessuti circostanti rende tumorale una qualsiasi cellula.

Esistono manifestazioni cliniche che insorgono prima dei carcinomi e che per questo motivo vengono chiamate pre-cancerose, che sono specifiche alterazioni che aumentano la probabilità di trasformazione di un tessuto sano in un altro maligno.

Lesioni di questo genere sono quindi dei fattori predisponenti che non sempre si trasformeranno in tumori, dato che, nella maggior parte dei casi, rimarranno a livello primitivo di sviluppo.

Due differenti forme pre-cancerose sono:
– displasia;
– metaplasia.

– La displasia consiste in uno sviluppo anomalo delle cellule di cellule che perdono la capacità di organizzarsi, subendo trasformazioni per quanto concerne la forma, le dimensioni e la proliferazione.
Essa può essere lieve, moderata oppure grave in rapporto alla tipologia delle sue modificazioni verso la malignità.
Un tipico esempio è quello della displasia cervicale uterina che può evolvere in carcinoma all’utero.

– La metaplasia prevede la sostituzione di un tessuto con un altro dotato di differenti requisiti, attraverso un processo di trasformazione delle cellule che lo compongono.
Vanno così perdute sia la funzione che la struttura del tessuto normale, il quale può trasformarsi successivamente in neoplasia (oppure no).

Sia displasia che metaplasia sono manifestazioni collegate a processi infiammatori cronici, a stimoli esterni di natura chimica o fisica oppure a stimoli ormonali.

La caratteristica di tali stimolazioni è rappresentata dalla ripetitività che, in seguito a più stimoli,possono cronicizzare i loro cambiamenti contribuendo all’iunsorgenza di una forma neoplastica.

Esistono numerose forme pre-cancerose, il cui significato clinico viene evidenziato da specifiche indagini diagnostiche finalizzate a evidenziarne i caratteri distintivi.

– Leucoplachia

Consiste in una lesione del cavo orale, formata da più placche bianche localizzate a livello delle mucose oppure della lingua e che può trasformarsi in carcinoma orale.

– Cheratosi attinica

Deriva da un ispessimento dello strato più superficiale dell’epidermide che si manifesta con la formazione di squame cornee in rilievo che tendono ad aumentare di dimensione e che può evolvere in carcinoma spinocellulare o basocellulare (non metastatici).

– Esofago di Barret

E’ una metaplasia della parte inferiore dell’esofago dove sono presenti cellule tipiche della mucosa gastrica, prodotte dal contatto con succo gastrico risalito dallo stomaco in caso di reflusso gastro-esofageo.
Questa lesione può trasformarsi in adenocarcinoma.

– Malattia di Paget

Particolarmente frequente nelle donne over 50, questa lesione al capezzolo si presenta come una banale infiammazione cutanea, mentre è una forma iniziale di neoplasia duttale infiltrante della mammella, che mostra notevoli probabilità di trasformarsi nella forma conclamata del tumore.

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