Malattie veneree

Significato clinico delle malattie veneree

Le malattie veneree sono disturbi infettivi che si trasmettono essenzialmente per contatto diretto in occasione di rapporti sessuali, orali e anali.
Dato che inizialmente si tratta di patologie asintomatiche, la probabilità di trasmissione è molto alta in quanto un soggetto ammalato può continuare ad avere rapporti con altri, infettandoli senza rendersene conto.

I loro agenti eziologici sono di vario genere e comprendono batteri, virus, miceti e parassiti, ognuno dei quali è responsabile di differenti manifestazioni.

Le infezioni a carico di microrganismi appartenenti alla categoria dei funghi sono rappresentate quasi esclusivamente dalla candidiasi, provocata da Candida Albicans.

Le infezioni batteriche sono la gonorrea e la sifilide, quelle virali sono l’Herpes Genitale, il condiloma acuminato e l’AIDS, mentre le patologie di tipo parassitario sono causate dal Tricomonas.

Solitamente la via di contagio preferenziale è rappresentata dal rapporto sessuale, dato che i germi patogeni proliferano con estrema facilità nei liquidi genitali, ma è possibile anche una contaminazione attraverso il contatto con sangue infetto, attraverso l’allattamento al seno oppure al momento del parto.

Si può dire che le malattie veneree abbiano accompagnato la storia dell’umanità, poiché alcuni accenni sulla loro presenza si fanno risalire al poeta Marziale che nelle sue opere descrive la sifilide descrivendola come una vergogna per l’umanità.

Spesso diffuse dalle cattive condizioni igieniche, le malattie veneree hanno alternato nei secoli periodi di epidemie a periodi in cui non si presentavano.

Ad esempio, al tempo della conquista dell’America furono proprio i portoghesi e gli spagnoli a diffondere soprattutto la sifilide in quelle terre dove tali malattie erano completamente sconosciute.

In alcune zone del globo furono invece le popolazioni indigene a trasmettere queste patologie ai colonizzatori, contribuendo a una diffusione sempre più estesa dei germi.

Proprio per la loro modalità di trasmissione esse furono sempre associate a comportamenti immorali, suscitando riprovazione e scandalo nei confronti dei soggetti infettati.

Di solito i pazienti hanno sempre mostrato vergogna per tali infezioni, riconducibili a uno stile di vita dissoluto; pertanto nella maggioranza dei casi anche le diagnosi e le terapie non sono state tempestive né efficaci.

Il timore della discriminazione derivante dall’isolamento e dall’emarginazione degli ammalati è stato in principale fattore responsabile della diffusione di disturbi che comunque avrebbero potuto venire curati con efficacia.

Anche se attualmente le condizioni di vita sono profondamente mutate rispetto al passato, le malattie veneree continuano a costituire stati morbosi considerati con un certo sospetto.

Classificazione delle malattie veneree

Secondo la pratica clinica, le malattie veneree vengono classificate in base al genere di agente patogeno coinvolto, in relazione al fatto che sia la sintomatologia che soprattutto il tipo di approccio terapeutico risultano estremamente differenti.

Malattie veneree a eziologia batterica

  • Gonorrea

conosciuta anche come blenorragia, questa patologia è causata dal microrganismo Neisseria Gonorreae in grado di trasmetterla anche soltanto per contatto con superfici infette, dato che il batterio rimane in vita alcune ore a contatto con l’aria.

  • Sifilide

Provocata dal betterio Treponema Pallidum, la sifilide è forse la più diffusa tra le malattie veneree e provoca escoriazioni e ulcere a livello delle mucose genitali. Il suo decorso è caratterizzato da un’alternanza ciclica di fasi di recrudescenza con periodi di attenuazione a decorso imprevedibile.
Si tratta di una sindrome estremamente pericolosa che, se non viene trattata adeguatamente può evolversi causando gravi danni al sistema nervoso centrale.

  • Gardenella Vaginalis

In oltre il 50% delle pazienti questo batterio non provoca l’insorgenza di nessun sintomo, rimanendo quiescente anche per anni, per poi manifestarsi in condizioni di immunodeficienza (primitiva o acquisita).
In tali situazioni la donna si accorge di perdite bianco-grigiastre maleodoranti e di consistenza semi-solida che vengono prodotte saltuariamente.

  • Chlamydia Trachomatis

È un’affezione batterica non particolarmente diffusa, le cui manifestazioni insorgono con una gradualità progressiva, accompagnandosi a uno stato di debilitazione generalizzata spesso non chiaramente identificabile.
Le condizioni igieniche rappresentano un fattore predisponente di notevole rilevanza e pertanto la malattia può manifestarsi in soggetti che non curano la propria pulizia personale.

  • Mycoplasma Genitalis

Questo germe appartiene al gruppo dei mycoplasma, germi infettanti che si annidano preferibilmente nell’apparato respiratorio dando origine a forme atipiche di polmonite.
Il sottotipo che colonizza l’apparato genitale è piuttosto raro, ma non trascurabile in quanto può provocare disturbi che tendono a cronicizzarsi.

Malattie veneree ad eziologia parassitaria

  • Thrichomonas Vaginalis

Si tratta di un protozoo dotato di lunghe ciglia che tende a colonizzare la mucosa vaginale provocando un’infiammazione molto fastidiosa e tendenzialmente recidivante che di solito viene eliminata dopo un lungo periodo di latenza.

Malattie veneree ad eziologia virale

  • Papilloma

Il virus HPV (Virus del Papilloma Umano) è presente in moltissimi sottotipi che possono determinare l’insorgenza di patologie di varia entità, a partire da infezioni di poco conto che scompaiono anche senza cure e non lasciano tracce, fino ad arrivare a neoplasie come il carcinoma della cervice uterina.

Malattie veneree ad eziologia fungina

  • Candidosi

Causata dal micete Candida Albicans, la candidosi consiste in un fastidioso disturbo a carico delle mucose genitali, del cavo orale e, in alcuni casi, del tessuto intestinale.
Si tratta di una malattia facilmente trasmissibile che di norma contagia entrambi i partner di una coppia.

In generale queste sindromi infettive possono interessare i genitali maschili (infezioni peniene) oppure quelli femminili (infezioni vaginali); in entrambi i casi il fattore comune risulta essere quello del tipo di elementi citologici bersaglio degli agenti patogeni.

Sia il pene a livello del glande sia la vagina sono infatti organi rivestiti da tessuti di tipo monostratificato, con cellule muco-secernenti che li rendono particolarmente aggredibili da parte dei germi infettanti.

Le malattie veneree, pur nella varietà di manifestazioni cliniche, hanno una matrice comune rappresentata appunto dalle strutture istologiche colpite.

Cause delle malattie veneree

Il principale fattore eziologico delle malattie veneree consiste nello scambio di agenti patogeni (batteri, virus, protozoi o funghi) tra due partner durante un rapporto sessuale di vario tipo.

Si tratta di patologie che colpiscono una buona percentuale della popolazione sessualmente attiva, senza distinzione di sesso.

Nella donna, le aree maggiormente interessate da tali disturbi sono:
• vagina;
• vulva;
• cervice uterina (collo dell’utero);
• tessuto endometriale;
• Tube di Falloppio;
• zona pelvica;
• uretra.

Nell’uomo, le zone più colpite sono:
• glande;
• prepuzio;
• testicoli;
• epididimi;
• prostata;
• dotti eiaculatori;
• uretra;
• vescicole seminali.

Anche se la sede primaria delle malattie veneree è localizzata in zone ben precise, dopo una fase iniziale esse si diffondono in altri distretti del basso tratto genitale e poi ad altri organi.

Inizialmente i disturbi si manifestano come forme flogistiche a carico di aree definibili e collegate all’apparato sessuale; si parla infatti di vaginite, vulvite, cervicite, endometrite, annessite (Tube di Falloppio), malattia infiammatoria pelvica e salpingite nella donna.

Nell’uomo ci si riferisce invece a balanite (glande), postite (prepuzio), orchite (testicoli), epididimite, uretrite, prostatite e vescicolite.

Si tratta di fasi iniziali di sindromi che, se trascurate, possono facilmente evolvere in malattie veneree conclamate e con evoluzione progressiva non sempre ipotizzabile.

Le cause sono da ascriversi ad agenti patogeni dotati di un’elevata carica infettiva, la cui diffusione nell’organismo è dapprima confinata all’organo di pertinenza e successivamente ad altri distretti corporei

Malattie veneree della donna

• Vaginite

La vaginite consiste in un’infiammazione delle pareti vaginali che può essere causata da numerosi patogeni, e precisamente:

  • Gardenella Vaginalis (batterio);
  • Mycoplasma Hominis (batterio);
  • Candida Albicans (micete);
  • Trichomonas Vaginalis (parassita);
  • HPV (virus).

• Vaginosi

Si tratta sempre di una forma infiammatoria a carico della vagina, di natura essenzialmente batterica e provocata da:

  • Gardnerella Vaginalis;
  • Mycoplasma Genitalium.

• Vulvite

È una malattia della vulva e quindi piuttosto superficiale, almeno nella fase iniziale, che può avere differente eziologia, e cioè:

  • Candida Albicans (micete);
  • Herpes Genitalis (virus);
  • HIV (virus).

• Cervicite

In questo caso, la porzione coinvolta è rappresentata dal collo dell’utero (cervice uterina) che è soggetto all’attacco di numerose specie batteriche, oltre che virali e fungine, che sono:

  • Treponema Pallidum (batterio);
  • Chlamidya Trachomatis (batterio);
  • Neisseria Gonorreae (batterio);
  • Candida Albicans (micete);
  • Trichomonas Vaginalis (parassita).

• Endometrite

Questa forma flogistica, che interessa il tessuto endometriale dell’utero, è una delle principali cause di infertilità e deriva dall’invasione di batteri, appartenenti a varie specie:

  • Chlamidya Trachomatis;
  • Streptococchi;
  • Stafilococchi;
  • Escherichia Coli;
  • tutti i gram negativi.

Malattie veneree dell’uomo

• Balanite

È la più frequente forma infiammatoria a carico del glande, prevalentemente di eziologia batterica, molto infettiva e quindi trasmissibile con estrema facilità; i germi responsabili sono:

  • Treponema Pallidum (batterio);
  • Neisseria Gonorrheae (batterio);
  • Streptococco Beta-Emolitico (batterio);
  • Gardnerella Vaginalis (batterio);
  • Candida Albicans (micete).

• Postite

Si tratta di un disturbo che interessa il prepuzio e che di solito è associato alla balanite proprio per la contiguità anatomica di questi distretti, la cui causa è mista e dipende da:

  • Chlamydia Trachometis (batterio);
  • Trichomonas Vaginalis (parassita);
  • Candida Albicans (micete);
  • Herpes Simplex (virus).

• Orchite

In questa situazione si verifica un rigonfiamento più o meno evidente del tessuto testicolare con frequente compromissione ghiandolare e quindi interessamento sistemico generalizzato. Gli agenti patogeni responsabili, di natura sia batterica che virale, sono i seguenti:

  • Neisseria Gonorrheae (batterio);
  • Chlanydia Trachomatis (batterio);
  • Brucella Abortus (batterio);
  • Epstein-Barr Virus (virus);
  • virus dell’epatite.

• Epididimite

Si tratta di una flogosi dei dotti epididimali che provoca rigonfiamento e dolore soltanto in una fase piuttosto avanzata della malattia, e che deriva dall’invasione di agenti batterici, che sono:

  • Escherichia Coli (batterio);
  • Neisseria Gonorrheae (batterio);
  • Chlamydia Trachomatis (batterio);
  • Mycobacterium Tubercolosis (batterio).

In rarissimi casi può essere coinvolta Candida Albicans.

• Uretrite

L’infiammazione dell’uretra è un disturbo difficilmente diagnosticabile in quanto la sua sintomatologia si confonde con facilità con altre problematiche, come la prostatite e la cistite in quanto le manifestazioni cliniche più evidenti sono riconducibili a perdite di materiale mucoso, spesso con tracce ematiche.
I fattori eziologici sono soprattutto di natura batterica, e cioè:

  • Mycoplasma Genitalium (batterio);
  • Mycoplasma Hominis (batterio);
  • Neisseria Gonorrheae (batterio);
  • Ureoplasma Urealyticum (batterio);
  • Herpes Simplex (virus).

Come si nota gli agenti patogeni sono spesso i medesimi che, a seconda della loro localizzazione, sono in grado di provocare l’insorgenza di differenti patologie.

Un altro aspetto degno di rilevanza si collega al fatto che le specie infettanti aggrediscono indistintamente entrambi i sessi, il che significa che i loro cicli biologici possono svilupparsi sia nei tessuti femminili che in quelli maschili.

È proprio questo il motivo principale per cui le malattie veneree si trasmettono essenzialmente per via sessuale in quanto i patogeni, che si sviluppano a livello di questi tessuti, riescono a sopravvivere e a svilupparsi su substrati del genere.

Modalità di contagio

Come accennato la principale modalità di contagio è rappresentata dai rapporti sessuali di vario genere, che possono essere quelli tradizionali (penetrazione vaginale da parte del pene), quelli anali (introduzione del membro nella cavità anale maschile o femminile) e quelli orali (rapporto oro-penieno oppure oro-vaginale).

In queste circostanze si verifica un contatto diretto di liquidi infetti, come secrezioni vaginali, sperma o anche sangue emesso da piccole lesioni presenti in aree genitali.

Particolarmente rischioso viene considerato il rapporto anale poiché durante la penetrazione è piuttosto facile che si verifichino delle lacerazioni dei tessuti, responsabili della diffusione dei germi nel sangue.

In alcuni casi una via preferenziale di trasmissione è quella oro-anale o genito-anale, considerando anche la condivisione di giocattoli sessuali che non siano stati correttamente sterilizzati dopo il loro impiego.

Anche la saliva rappresenta un potenziale mezzo di trasmissione dei germi infettanti, e proprio per questo alcune patologie veneree possono essere passate mediante i baci.

Bisogna tenere conto del fatto che in ogni caso la trasmissibilità delle malattie veneree è principalmente di tipo sessuale, almeno per quanto riguarda la percentuale di contagi, anche se non sono da escludere le altre forme di trasmissione, che sono di solito a basso rischio.

Sintomi delle malattie veneree

Un’infezione trasmessa sessualmente diventa una vera e propria malattia quando manifesta una sintomatologia caratterizzante che la distingue da altri disturbi con manifestazioni simili.

La presenza di segnali apprezzabili molto spesso manca, almeno nelle fasi iniziali, e quindi la malattia non può essere diagnosticata e neppure curata.

Quando il sistema immunitario si rivela efficace e la sua risposta è immediata e significativa, la maggior parte delle malattie veneree allo stadio iniziale (e quindi non cronicizzate)può essere eradicata.

Infatti gli anticorpi sono in grado di confinare il patogeno, impedendone un successivo sviluppo e minimizzando le manifestazioni della patologia.

In tali condizioni la patologia si presenta asintomatica oppure paucisintomatica e il quadro morboso non è facilmente identificabile.

Bisogna però ricordare che, anche non è evidenziabile la presenza di sintomi conclamati, un soggetto malato può infettare altre persone, consentendo una rapida diffusione della malattia.

Un riconoscimento tempestivo della sindrome sarebbe molto utile per formulare una diagnosi certa e di conseguenza impostare un iter terapeutico mirato e personalizzato.

Di solito le prime manifestazioni delle patologie veneree compaiono alcuni giorni dopo il contagio (da una settimana a 3 mesi), fintanto che l’infezione si mantiene a uno stadio primario (o acuto).

Le manifestazioni più caratterizzanti includono segnali come perdite e sanguinamenti vaginali al di fuori del periodo delle mestruazioni, bruciore e dolore durante le minzioni, irritazione e fastidio durante i rapporti sessuali, pruriti, arrossamenti e bruciori agli organi genitali e insorgenza di vescicole, ulcerazioni e bolle localizzate nell’area genitale, rettale o anche orale.

Generalmente si nota un’apprezzabile ingrossamento dei linfonodi inguinali accompagnato da episodi febbrili e altri segnali simil-influenzali.

Spesso la sintomatologia si presenta in maniera talmente lieve da essere confusa con una banale influenza, e come tale viene trattata, determinando un’evoluzione del disturbo che, anche se lentamente, risulta inarrestabile.

Infatti una delle principali caratteristiche attribuibili alle malattie veneree è quella di propagarsi per tappe successive che, se non sono state interrotte in una fase ancora utile, rispondono pochissimo ai trattamenti.

Questo fatto spiega il motivo per cui, soprattutto in passato quando i controlli igienico-sanitari non erano così perfezionati e massivi come ora, patologie del genere erano in grado di provocare delle vere e proprie epidemie.

Il problema della asintomaticità, tipico di parecchi quadri morbosi, costituisce uno dei principali ostacoli a cui la medicina si trova di fronte e che contribuisce a ritardare il percorso diagnostico e quindi quello terapeutico.

Inoltre, nel caso delle malattie veneree subentra anche un altro problema in quanto la sintomatologia dell”infezione primaria si risolve spontaneamente nel giro di poche settimane, ma non vi è guarigione dato che la malattia progredisce verso un’infezione secondaria molto più grave.

Succede così che dopo mesi o addirittura anni si manifestino segni molto più gravi, consistenti in ricorrenti episodi di dolore genitale, sterilità oppure anche formazioni neoplastiche.

Di solito il campanello d’allarme è collegato all’insorgenza di arrossamenti e gonfiori scrotali nell’uomo, di infiammazioni cutanee con perdite ematiche nella donna, di dolore pelvico in entrambi i sessi, di rash epidermici generalizzati, di ascessi inguinali e di vescicole diffuse su vari distretti corporei.

In questa seconda fase della patologia, che manifesta segni ben caratterizzanti, le cure possono risultare inefficaci in quanto la diffusione dell’agente patogeno è già molto estesa e quindi risulta difficile contenerla.

Il fatto che i sintomi primari delle malattie veneree siano generalmente assenti oppure di lieve entità o comunque tali da non essere riconosciuti ne complica inevitabilmente diagnosi e trattamento, facilitandone la trasmissione.

Anche se l’aspetto del partner appare sano, non significa che le sue condizioni genitali interne lo siano e, se si tratta di un soggetto a rischio, la probabilità di venire contagiati sono decisamente elevate.

Se non sono curate in tempo, patologie di questo tipo sono responsabili di gravi ripercussioni sulla salute dell’individuo, mettendo a rischi la sua fertilità; la letteratura clinica riporta numerosi casi di persone la cui sterilità non ha una spiegazione medica.

Sono proprio queste persone ad essere state probabilmente contagiate e ad essere malate senza nessun sintomo.

È quindi la comparsa di una (o più) complicanza tardiva a indirizzare il medico verso un quadro diagnostico di malattia venerea, che di solito ha ormai raggiunto uno stadio di irreversibilità.

Ad esempio molti casi di restringimento delle Tube del Falloppio derivano da esiti di infezione da Clamidia, responsabili di sterilità permanente oppure di gravidanze extra-uterine.

Tra le più frequenti complicanza derivanti da malattie veneree in fase cronica vi sono:
• neoplasia alla cervice uterina;
• patologie cardiache;
• forme di artrite;
• stenosi uretrale;
• parto prematuro;
• aborto;
• morte pre-natale oppure peri-natale;
• sterilità permanente nella donna;
• ipofertilità nell’uomo.

In alcune situazioni, come nell’herpes genitale, la modalità di trasmissione non avviene per via sessuale, rendendo ancora più problematica la diagnosi.

Da tempo viene studiato con particolare interesse quale possa essere il ruolo delle malattie veneree come cofattore della trasmissione sessuale dell’HIV poiché è stato evidenziato un rischio significativamente maggiore sia di acquisizione che di trasmissione del virus in presenza di una patologia venerea.

Fattori di rischio delle malattie veneree

Il principale fattore di rischio di contrarre una malattia venerea è collegato alle pratiche sessuali promiscue senza protezione in quanto, proprio perché tali patologie sono asintomatiche nella fase primaria, è impossibile avere la certezza che il partner occasionale sia sano.

Un efficace metodo di prevenzione è quindi rappresentato dall’impiego del profilattico che, mediante una barriera fisica, impedisce il contatto diretto tra organi potenzialmente infetti.

Anche se appare perfettamente sano, un partner che abbia avuto rapporti promiscui, è un soggetto a rischio che pertanto deve essere approcciato servendosi di metodi protettivi di barriera.

Esistono alcuni gruppi di soggetti maggiormente esposti al pericolo di contrarre una malattia venerea; tra essi vi sono gli individui che praticano prostituzione (femminile o maschile), gli adolescenti che non abbiano un partner fisso, i maschi omosessuali con frequenti rapporti e alcune minoranze etniche.

Bisogna tenere conto del fatto che alcuni individui mostrano una predisposizione innata nei confronti delle malattie veneree, come ad esempio le donne (più recettive degli uomini), i pazienti sieropositivi (immunodepressi), gli adolescenti (dotati di tessuti genitali ancora immaturi).

In carte situazioni, come dopo una prolungata terapia farmacologica a base di cortisonici oppure di antibiotici, è più alto il rischio d’infezione.

È importantissimo curare l’igiene intima, servendosi di preparati con una percentuale di composti disinfettanti, in grado di mantenere un pH adeguatamente acido e capace di fornire una barriera all’ingresso di germi infettanti.

Soprattutto durante il periodo della gestazione è necessario evitare qualsiasi rischio per preservare il nascituro che può venire infettato sia durante il periodo di vita intrauterina che al momento del parto.

Come sempre un importante fattore di rischio è costituito dalla funzionalità del sistema immunitario che, qualora fosse inefficace, non riesce a impedire l’invasione dei microrganismi patogeni (batteri, virus, parassiti o funghi) responsabili delle malattie.

In caso di vaginosi, una comune infiammazione delle pareti vaginali, si determina un innalzamento del pH, che contribuisce a creare un ambiente estremamente favorevole alla diffusione degli agenti patogeni.

Lo sperma è un liquido a componente alcalina che pertanto tende portare il pH verso valori più alti di quelli fisiologici; questo è il motivo per cui frequenti rapporti sessuali con contatti spermatici prolungati vengono valutati come reali fattori di rischio.

Un’alterazione funzionale della flora vaginale può rivelarsi molto pericolosa per la diffusione di virus e batteri e quindi per l’insorgenza di malattie veneree.

Secondo numerose ricerche scientifiche, patologie di questo genere esercitano un effetto predisponente scambievole poiché provocano un abbassamento delle difese immunitarie e quindi facilitano una reciproca sovrapposizione.

Donne infette da Chlamydia presentano infatti un rischio fino a 5 volte maggiore di contrarre HIV rispetto a quelle sane.

Da quanto esposto si può dedurre che, essendo le malattie veneree asintomatiche nella fase primaria e difficilmente rispondenti alle terapie in quella secondaria (e manifesta), risulta di fondamentale importanza evitare al massimo i fattori di rischio, mettendo in atto una prevenzione attiva basata sull’impiego del profilattico in tutti i casi di rapporti sessuali.

Come si diagnosticano le malattie veneree

Attualmente non esiste ancora la possibilità di diagnosticare le malattie veneree unicamente attraverso esami del sangue, in quanto la loro specificità non è assoluta.

Pertanto qualsiasi persona sessualmente attiva deve valutare i fattori di rischio che lo espongono al pericolo di sviluppare una patologia del genere.

È principalmente lo stile di vita e le abitudini sessuali a determinare la maggiore o minore probabilità di contrarre un’affezione di questo genere.

Alcuni stati morbosi vengono casualmente diagnosticati durante una visita che prevede ispezione visiva dei genitali e constatazione di perdite sierose o muco-sierose.

Solitamente a questo punto è necessario effettuare un esame completo delle urine, per evidenziare la presenza di batteri o protozoi, oltre che un pannello completo di esami del sangue comprendente il dosaggio della proteina C reattiva (infiammazioni), del titolo antri strepto lisinico ed esami sierologici più specifici di tipo immunologico.

Tenendo conto che le malattie veneree non danno manifestazioni evidenti e discriminanti fino a che non raggiungano uno stadio piuttosto avanzato, è necessario prevenire la loro insorgenza mediante le metodiche prima citate.

In caso di sospetto diagnostico, l’unico modo per arrivare a una diagnosi certa è quello di servirsi di indagini cliniche in quanto i sintomi sono spesso assenti e anche l’esame obiettivo di solito non porta a nessun risultato.

Infatti le malattie veneree sono provocate da un ristretto numero di agenti infettanti (prevalentemente batterici), il cui meccanismo d’azione si rivela differente in base al diverso distretto di pertinenza.

Nella pratica clinica vengono quindi utilizzati i tamponi vaginali o cervicali (per la donna) e uretrali (per l’uomo).
In caso di candidosi con interessamento del cavo orale, trovano impiego i tamponi faringei.

Tampone vaginale (donna)

Il tampone vaginale prevede un’indagine finalizzata a ricercare patogeni responsabili di infezioni della vagina oppure della cervice uterina dato che i microrganismi tendono a risalire con facilità verso l’interno, agevolati dal substrato presente.

L’esame, di facile attuazione e soltanto minimamente invasivo, utilizza un sottile bastoncino cotonato da inserire in vagina per prelevare un campione di cellule di sfaldamento e di secrezioni mucose.

La procedura deve essere effettuata in ambulatorio medico da parte di personale specializzato che, dopo il prelievo, procede a strisciare un vetrino che viene successivamente fissato e poi analizzato.

Dall’analisi microscopica del tipo di cellule riscontrabili è quindi possibile diagnosticare l’infezione.

Tampone cervicale (donna)

Il tampone cervicale è un test diagnostico d’elezione in caso di sospetto di malattie veneree, che consente di identificare i germi patogeni eventualmente presenti a livello del collo dell’utero.

La sua attuazione prevede l’inserimento dello speculum in vagina per poter arrivare a prelevare cellule di sfaldamento e secrezioni di vario genere localizzate nella porzione prossimale del canale endocervicale.

Si tratta di un’analisi rapida e indolore, minimamente invasiva, indispensabile per diagnosticare la presenza di malattie veneree.

La metodica è del tutto simile a quella del tampone vaginale, con la differenza che in questo caso è prevista l’introduzione dello speculum.

I microrganismi rilevati con maggiore frequenza sono la Neisseria Gonorrheae, la Chlamydia Trachomatis, alcuni Mycoplasma Genitalis e il Papilloma Virus Umano (HPV).

Tampone uretrale (uomo)

Il tampone uretrale è un’indagine diagnostica per la ricerca di patogeni responsabili sia delle infezioni delle basse vie urinarie che delle malattie veneree.

La sua esecuzione prevede l’inserimento di un bastoncino cotonato all’interno del meato urinario per circa 1-2 centimetri, allo scopo di prelevare un’adeguata quantità di essudato e di materiale citologico.

Come sempre il prelievo viene strisciato su un vetrino e poi analizzato al microscopio per identificare la presenza e il tipo di germi infettanti, e quindi formulare una diagnosi certa.

In alcuni casi, prima dell’esecuzione dell’esame, viene effettuata la spremitura del pene che serve per aumentare la concentrazione di materiale biologico prelevabile.

Quando si sospetta la presenza di una malattia venerea è sempre opportuno effettuare analisi di questo genere su entrambi i partner per avere la conferma della presenza del medesimi tipo di germe sia nell’apparato genitale maschile sia in quello femminile.

Esiste una specifica procedura da eseguire preventivamente e che ha lo scopo di non alterare i risultati.

Trattamento e cura delle malattie veneree

Indipendentemente dal tipo di germe coinvolto nella genesi di una patologia di questo genere, la tempestività diagnostica e quindi terapeutica rimane il presupposto fondamentale per avere una buona prognosi.
I trattamenti precoci infatti aumentano sensibilmente l’efficacia delle cure.

Inoltre un comportamento di questo tipo contribuisce a ridurre sensibilmente l’infettività del paziente, riducendo il rischio di contagio.

Alla prima comparsa di un sintomo sospetto è sempre consigliabile sospendere l’attività sessuale e incominciare uno specifico iter diagnostico (con l’effettuazione dei tamponi), in quanto la speranza che i sintomi possano scomparire spontaneamente è del tutto improbabile, oltre che estremamente rischioso.

Bisogna inoltre considerare che questo genere di patologie peggiora nel tempo e quindi non affrontarle in maniera corretta è inutile oltre che irresponsabile.

Il trattamento si basa sul tipo di agente eziologico; per patologie batteriche è necessario impostare un protocollo terapeutico con antibiotici, il cui ruolo è quello di uccidere i germi infettanti in maniera completa.

A questo scopo bisogna servirsi di un antibiogramma, uno specifico test finalizzato a identificare il principio attivo più indicato per una determinata specie di microrganismo.

Uno dei principali presupposti per l’efficacia della terapia è quello di proseguire la cura per un periodo di tempo sufficiente ad eliminare del tutto il batterio e non a realizzare soltanto un effetto terapeutico batteriostatico.

Solo ed esclusivamente in seguito a un trattamento battericida è possibile avere la certezza di eradicare il patogeno.
Un’efficace cura antibiotica deve dunque essere altamente specifica ed avere una durata adeguata.

Ben più complessa è l’impostazione della terapia antivirale per la quale non esiste una vera e propria cura, ma soltanto trattamenti sintomatici finalizzati a limitare l’intensità della sintomatologia.

Si tratta di preparati farmacologici che non sono in grado di eradicare l’agente virale, ma unicamente di rallentarne la diffusione, in quanto agiscono sulle condizioni vitali delle cellule ospitanti.

Per garantire la migliore efficienza, è necessario intervenire il più precocemente possibile, compatibilmente con le condizioni di salute generali del paziente, infatti non bisogna dimenticare che le malattie veneree di origine virale si caratterizzano per le sovrainfezioni batteriche.

In caso di patologie di natura parassitaria, di solito a carico di protozoi, le cure possono essere più specifiche, sempre a patto di identificare con precisione l’agente infettante.

Secondo le più recenti linee guida, è consigliabile utilizzare dei mix di farmaci ad ampio spettro d’azione, sempre in rapporto al problema delle sovrainfezioni.

Nel protocollo terapeutico delle malattie veneree, è sempre previsto un potenziamento del sistema immunitario, che rimane il principale mezzo di risposta alla diffusione del patogeno.

Una volta definito il protocollo terapeutico, a seconda della gravità della malattia, i farmaci possono essere assunti per bocca o per via iniettiva, qualora sia richiesto un intervento più immediato.

In presenza di HIV, le terapie più efficaci si servono di farmaci anti-retrovirali specifici, in grado di controllare la carica virale.

Oltre ad essere efficacemente curativi, questi medicinali riducono la probabilità di contagio che nel caso di patologie virali è molto elevata.

Un valido trattamento per le patologie veneree prevede l’esecuzione di screening periodici, sia durante che dopo la terapia, per evidenziare l’effettiva eliminazione completa dell’agente infettante.

Anche se molto sottostimate, le malattie veneree rappresentano un gruppo di stati morbosi che ancora oggi, nonostante il miglioramento globale delle condizioni igienico-sanitarie e la notevole diffusione di informazioni al riguardo, colpiscono ogni anno un elevato numero di persone.

Per questo motivo, è necessario che chi si trova in una condizione di rischio non esiti a sottoporsi a indagini cliniche mirate alla ricerca dei patogeni interessati.

Pur non essendo ancora stata scoperta una cura definitiva, l’approccio terapeutico che ad oggi viene applicato nella maggior parte dei casi è di tipo multifattoriale.

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