Influenza

Influenza: informazioni generali sulla malattia

influenza

L’influenza è un’infezione respiratoria virale causata da un virus. Le caratteristiche principali sono un’alta contagiosità e un’alta capacità di mutevolezza del virus, dovuta all’esigenza dello stesso di sopravvivere. Si tratta in altri termini della capacità di adattamento che il virus pone in essere quando entra in contatto con l’ospite.
L’influenza colpisce ogni anno un numero di individui compresi tra 350 milioni e 1 miliardo (cioè tra il 5 e il 15% della popolazione mondiale), con un 10% circa di casi che portano alla morte. L’incidenza è più alta tra i bambini, circa il 20-30% del numero complessivo.

Si tratta di dati che devono essere contestualizzati e che si riferiscono alla popolazione mondiale, comprese quindi le comunità e i Paesi sottosviluppati dove non vi è disponibilità di cure e dove spesso il sistema sanitario risulta deficitario e privo di risorse.
Nei Paesi industrializzati il tasso di mortalità è molto più basso e interessa, essenzialmente, soggetti con patologie pregresse o con più di 65 anni di età.
In Italia i dati variano ogni anno, si stima comunque che l’influenza colpisca circa il 10% della popolazione (dai 5 ai 6 milioni di italiani ogni anno), con un tasso di mortalità che si assesta attorno all’1%.

Influenza: informazioni sul virus dell’influenza

In generale, un virus può essere definito come una microparticella che a forma sferica, con una misura tra gli 80 e i 120 nm, appartenente alla famiglia dei parassiti. È costituito da un’unica particella, detta virione, ricoperta da una capsula proteica contenente RNA o DNA.

Per potere sopravvivere un virus necessita di legarsi a una cellula di un essere vivente, che può essere uomo o altro animale.
I virus dell’influenza sono tre e appartengono alla famiglia degli Ortomixoviridiae: influenza A, influenza B e influenza C. Questi tre generi di virus influenza si differenziano per la capacità di mutare: il virus dell’influenza A infatti è il più soggetto a mutazioni ogni qual volta si lega a un organismo vivente, quello dell’influenza di tipo B presenta unicamente mutazioni minori mentre il virus dell’influenza di tipo C tende a rimanere omogeneo.
La maggior mutevolezza del virus comporta una maggior difficoltà di prevenire l’influenza: il sistema immunitario ha infatti bisogno di più tempo per identificare un nuovo virus influenzale come pericoloso; allo stesso modo, i vaccini antinfluenzali per l’influenza A devono essere modificati ogni anno per adattarsi ai ceppi esistenti.
Sulla superficie dei virus influenzali sono presenti due tipi di glicoproteina: emoagglutinina (H) e neuraminidasi (N), le quali svolgono funzioni diverse sia per quanto riguarda il contagio che lo smaltimento del virus da parte dell’organismo.
In particolare, la emoagglutinina funge da chiave con cui il virus riesce a fare ingresso nell’essere vivente ospite, aderendo principalmente alle cellule del tratto respiratorio per poi iniziare a replicarsi.
La neuraminidasi viene utilizzata dal virus per abbandonare l’ospite e fare il suo ingresso in un altro individuo, sempre con l’unico scopo di sopravvivere e adattarsi al meglio alla specie.
Esistono sedici tipologie di emoagglutinine e e nove tipologie di neuraminidasi, che ogni anno si combinano in modo diverso all’interno dello stesso ceppo dell’influenza A. Questi piccoli cambiamenti, chiamati derive antigeniche, sono definiti in inglese con il termine “drift”, e fanno si che ogni anno anche i vaccini debbano essere modificati per adattarsi e avere maggiore copertura.
Si parla invece di spostamento antigenico (shift) e non di semplice deriva quando il virus acquisisce antigeni del tutto nuovi, a causa di un riassortimento tra ceppi umani e ceppi animali, che possono essere aviari, suini o di altre specie. A seguito del salto di specie,in un primo periodo l’intera popolazione mondiale sarà vulnerabile in quanto il sistema immunitario non riconoscerà il virus come pericoloso e avrà bisogno di tempo per sviluppare la risposta immunitaria.
A tal proposito, si ritiene comunque che nuovi ceppi influenzali a seguito del salto di specie possano risultare meno aggressivi per coloro che conservano tracce di anticorpi per ceppi simili, nati da altri salti di specie avvenuti in passato. Si tratta comunque di una teoria che non trova ancora riscontro certo.

Tipi di influenza

Si è detto che ad oggi tre sono i virus che causano l’influenza, denominati virus A, virus B e virus C

virus influenza A

E’ l’influenza più comune fino ad oggi conosciuta. Gli studi hanno evidenziato che solo nelle specie aviarie sono presenti tutti i sottotipi di emoagglutanina e di neuraminidasi, il che porta a ritenere che l’influenza di tipo A sia nata dagli uccelli, che rappresentano l’habitat naturale del virus. Grazie agli shifts degli antigeni, il virus ha da tempo raggiunto anche l’uomo e altre specie viventi. Tuttavia non tutte le variazioni sono compatibili con la sopravvivenza nell’essere umano. È l’influenza per la quale esistono più vaccini ed è quella che colpisce più persone ogni anno. Proprio per l’alta mutevolezza, è l’unica influenza che ad oggi è in grado di provocare pandemie.

virus influenza B

E’ meno comune dell’influenza A e le mutazioni antigeniche sono meno significative. L’ospite naturale di questo ceppo influenzale è l’uomo, anche se alcuni studi hanno dimostrato la compatibilità con altre specie viventi come alcuni animali acquatici. Non sembra in grado di causare pandemie mentre è capace di causare epidemie: l’immunità a questo tipo d influenza non è infatti definitiva.

virus influenza C

Anche questo tipo di influenza infetta soprattutto l’uomo, ma è compatibile anche con i suini. Non presenta mutazioni antigeniche e ciò comporta un’aggressività molto bassa della stessa, in quanto il sistema immunitario riesce subito a identificare il virus e a combatterlo. Nei bambini o nei soggetti più a rischio può dare sintomi lievi simili a quelli di un raffreddore.

Quando e chi colpisce la malattia?

L’influenza può colpire chiunque, non vi sono infatti predisposizioni genetiche che determinano il contagio. Le categorie più a rischio sono i bambini e gli adolescenti in età scolare, così come gli anziani e in generali i soggetti immunodepressi o debilitati.
Per quanto riguarda i bambini, la maggior probabilità di contagio è dovuta ai contatti più frequenti che avvengono nelle scuole e nei luoghi chiusi, come come all’abitudine di mettersi spesso le mani in bocca o al viso.
Gli anziani e i soggetti immunodepressi sono maggiormente contagiabili a causa di un sistema immunitario più debole che non riesce a individuare subito il virus e contrastarlo.
Il virus dell’influenza raggiunge il suo picco durante l’inverno, in Italia generalmente verso Dicembre-Gennaio, con una significativa diminuzione dei casi a partire da Marzo. Vi è un legame tra incidenza del virus e stagioni dell’anno: l’influenza, infatti, colpisce maggiormente in autunno e inverno rispetto alla primavera e all’estate, sia nell’emisfero australe che in quello boreale.
E’ tuttavia un falso mito quello per cui il virus sparirebbe nei mesi caldi: in realtà continua a circolare, ma con una contagiosità assai più bassa.
Non vi sono ancora certezze in merito a queste differenze stagionali, tuttavia numerosi studi hanno provato a formulare ipotesi che possono essere così riassunte:

  • maggiori occasioni di contagio nei mesi invernali: con le temperature più fredde infatti aumentano la possibilità di assembramento all’interno dei supermercati, ristoranti, bar e luoghi chiusi. Si tratta di ambienti perfetti in cui il virus può sopravvivere a lungo.
  • con l’aumento delle temperature le particelle di saliva contenenti il virus avrebbero meno possibilità di sopravvivere rispetto ai mesi invernali, questo le rende inoffensive nell’arco di un tempo notevolmente breve.
  • le temperature fredde, allo stesso tempo, rendono più vulnerabili le mucose delle vie respiratore primarie, come naso e gola, che dunque sono più soggette ad essere attaccate dai virus

Come avviene il contagio?

Il virus dell’influenza è caratterizzato da un’alta contagiosità, essendo numerose non solo le modalità del contagio ma soprattutto le occasioni nelle quali queste modalità si possono presentare:

  • Goccioline di saliva contenenti particelle di virus: è stato dimostrato che questa è la via principale di contagio. Ogni volta che un individuo parla emana una nube contenente particelle di saliva, invisibili ad occhio nudo, di varie dimensioni e peso. Le particelle più pesanti cadono al suolo nel raggio di 40-50 cm, mentre quelle più leggere possono resistere più a lungo nell’aria. Se l’inviduo è infetto, le particelle di saliva contengono parti del virus che può essere inalato tramite le mucose (bocca, naso, occhi e anche orecchie) da un altro soggetto che viene a sua volta contagiato.Questa modalità di contagio è molto più frequente nei luoghi chiusi, in particolare quelli dove l’aria si satura facilmente, poiché è in questi ambienti che il virus ha maggiori possibilità di sopravvivere. Una distanza ravvicinata, inferiore a un metro e mezzo circa, aumenta notevolmente le possibilità di contagio nella situazione sopra descritta. Per lo stesso principio di trasmissione, il contagio per via aerea può avvenire ogni qual volta un individuo infetto starnutisce o tossisce.
  • Contatto da persona a persona: le goccioline di saliva possono depositarsi anche sulla mano della persona infatti, grazie ai colpi di tosse o agli starnuti. Se la persona infetta dà la mano a un altro soggetto e quest’ultimo si porta la mano alla bocca, al naso o agli occhi, è possibile che avvenga il contagio.Per ovviare a questa eventualità è opportuno starnutire in un fazzoletto di carta oppure nella cavità esterno del gomito, e non sulla mano, proprio per evitare che particelle di virus si depositino addosso.Altra accortezza che tutti dovrebbero tenere, in generale, è non portarsi mai le mani al naso e alla bocca quando si è fuori dal proprio ambiente domestico: un disinfettante a base alcolica può aiutare a ridurre di molto le possibilità di questo tipo di contagio. Mediamente si stima che un virus possa sopravvivere sulle mani dai 5 ai 10 minuti.
  • Contatto con le superfici infette: la modalità è analoga al contatto tra persona a persona, avviene cioè tramite particelle di virus che da un soggetto infetto si sono depositate su superfici solide. Ciò può avvenire con starnuti, colpi di tosse, ma anche semplicemente nel momento in cui il soggetto infetto tocca qualcosa con le mani sulle quali si è in precedenza depositata una particella di virus.Questa modalità di contagio è la meno frequente: non è possibile infatti stabilire a priori quanto tempo il virus dell’influenza riesca a sopravvivere sulle superfici solide, dipende dal ceppo e da altre caratteristiche. Mediamente, si stima che il tempo di sopravvivenza (e di carica virale significativamente alta per poter infettare una persona) vari dai 5 ai 15 minuti sulle superfici metalliche o in plastica.Sono comunque dati incerti perché sulla sopravvivenza del virus influiscono molto anche le condizioni dell’ambiente esterno; ad esempio, una superficie metallica all’interno di un luogo chiuso è sicuramente un ambiente più favorevole rispetto a una panchina all’aperto.E’ comunque opportuno toccare il meno possibili oggetti esterni quando si è fuori, e utilizzare sempre il disinfettante per le mani prima di toccarsi occhi, naso e bocca.

Sintomi dell’influenza

Il virus dell’influenza ha un tempo di incubazione che varia da 1 fino anche a 7 giorni. Nuovi ceppi influenzali, come quello che ha portato all’insorgenza del Covid-19, possono avere tempi di incubazione molto più lunghi.
I sintomi più comuni sono: brividi, febbre, cefalea, perdita di appetito, riinite, mal di gola, tosse, dolori muscolari e debolezza generale. A questi sintomi, più comuni, se ne possono accompagnare altri meno frequenti come nausea, vomito, stipsi, stitichezza, gonfiore addominale e svenimento.

  • Febbre: si parla di febbre quando la temperatura è oltre i 37,5 gradi misurati con termometro ascellare. La temperatura media di un soggetto sano varia, nell’arco della giornata, da 36,5 a 37 gradi anche se nelle donne fertili in periodo di ovulazione supera facilmente anche i 37 gradi. Da 37 a 37,5 gradi si è soliti parlare di febbricola, pur essendo questo dato contestualizzato e parametrato sul singolo individuo. In generale, avere la temperatura alterata non è un dato di per sé significativo né per la diagnosi di un virus né per altri tipi di malessere. La temperatura varia infatti a seconda del momento della giornata, dell’attività motoria, di fattori emozionali, del riposo e dei livelli di stress. Vi è spesso la tendenza a confondere la febbre, che è un semplice sintomo, con la patologia; la febbre altro non è che una risposta necessaria affinché il sistema immunitario possa contrastare il virus. Ciò non significa che sia inutile tenere sotto controllo la temperatura, però occorre avere ben chiaro che i farmaci antipiretici non fanno guarire dal virus, ma servono solo per alleviare un sintomo.
  • Rinite, mal di gola e tosse: nella maggioranza dei casi il virus influenzale dà inizialmente sintomi alle vie respiratore superiori. La mucosa prodotta in eccesso dal naso è un meccanismo di difesa dell’organismo: serve infatti per intrappolare ed espellere agenti patogeni esterni, in questo caso particelle di virus. Il mal di gola è spesso una conseguenza della tosse, la quale inizialmente si presenta come secca e meno frequente. Generalmente dopo due o tre giorni diventa produttiva di espettorato. La cefalea è persistente soprattutto nei primi giorni e interessa in particolare la zona frontale. Può essere talvolta accompagnata da fotofobia, ossia il fastidio alla luce.
  • Debolezza e perdita di appetito: si tratta di sintomi classici dovuti alla combinazione tra l’azione patogena del virus e l’assunzione dei farmaci antipiretici. Può protrarsi anche successivamente alla guarigione virale.
  • Nausea, vomito e stipsi: nella maggior parte dei casi questi sintomi sono indice di un virus gastro-intestinale e non del classico virus dell’influenza; pur presentando una sintomatologia in parte simile, queste due tipologie di virus si differenziano per la durata (in genere il virus gastro-intestinale è più breve) e per l’assenza di sintomi che interessano le vie aree nel caso del virus gastro-intestinale. In alcuni casi, comunque, anche il virus dell’influenza può presentare sintomi gastro-intestinali che perdurano fino alla guarigione virale e talvolta anche oltre.

Tutti questi sintomi generalmente non necessitano di particolari cure né tantomeno di ricovero ospedaliero. Tuttavia, in taluni soggetti a rischio il virus dell’influenza può comportare conseguenze più gravi, con sintomi di maggior serietà che necessitano di un tempestivo intervento dell’autorità sanitaria. Per soggetti a rischio si intendono: bambini sotto i 2 anni di età, anziani sopra i 65-70 anni di età, soggetti immunodepressi (in particolare pazienti sottoposti a chemioterapia), soggetti con malattie croniche (malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale, insufficienza epatica e malattie polmonari), donne in stato di gravidanza soprattutto nei primi mesi. Le complicazioni più frequenti che si possono presentare sono:

  • complicazioni alle vie respiratorie inferiori: problemi ai bronchi e ai polmoni possono insorgere a causa dell’opera distruttiva del virus sulle mucose presenti nelle vie respiratorie primarie. Ciò favorisce l’avvento di batteri che possono dar luogo a una polmonite e una bronchite. Alcune ceppi influenzali, invece, causano infiammazioni polmonari in via diretta, ossia aggredendo le vie respiratorie secondarie.
  • encefalite: è un’infiammazione della parenchima cerebrale, dovuta all’azione diretta di un virus. Si tratta comunque di una degenerazione del virus dell’influenza che è molto rara.
  • miocardite: infiammazione dei tessuti del miocardio con parziale necrosi del tessuto cerebrale. Anche questo è una complicanza molto rara.

Influenza: diagnosi della malattia

In genere la diagnosi viene effettuazione con una semplice valutazione clinica del paziente, in presente del quadro sintomatologico sopra descritto soprattutto nei periodi di picco influenzale. In linea di massima non viene effettuato alcun tipo di esame di laboratorio o altra indagine invasiva, tranne quando la diagnosi di influenza può influire su altre situazioni cliniche o, al più, se i sintomi si verificano in un periodo dell’anno atipico per l’insorgenza del virus.
Altri metodi diagnostici che possono essere utilizzati sono:

Tampone rino-faringeo

Viene effettuato mediante un piccolo bastoncino con cui il medico preleva parte di tessuto biologico dalle narici o dalla faringe del paziente. Il bastoncino viene inserito all’interno della narice del paziente per farlo arrivare fino alla rinofaringe.
Una volta effettuato, il tampone viene sottoposto ad esame colturale o molecolare per verificare l’effettiva presenza di virus o batteri.
È un metodo che generalmente viene utilizzato in presenza di ceppi influenzali nuovi, che dunque presentano una sintomatologia ancora poco chiara o che può facilmente confondersi con quella di altri virus.
L’esame viene effettuato in pochi secondi, mentre i risultati variano tra un giorno e una settimana. E’ prassi ripetere l’esame dopo una o due settimane, in caso di pandemie o situazioni di emergenza sanitaria può essere necessario effettuare due tamponi prima di arrivare a un risultato certo.
L’esito positivo del tampone testimonia la presenza del virus nell’organismo, mentre un esito negativo necessita di qualche chiarimento. In linea di massima, risultare negativi al tampone significa assenza di virus nell’organismo, può tuttavia capitare che lo stesso non sia presente nelle vie aree primaria pur permanendo in altre zone. Anche in questa eventualità, comunque, la carica virale sarebbe molto bassa e non idonea ad infettare altri individui.

Metodo real-time PCR

E’ uno degli strumenti più recenti della diagnostica, che sta sempre più prendendo piede all’interno dei laboratori di analisi. Grazie a questo esame di laboratorio viene isolata la porzione di DNA o RNA relativa a un agente patogeno, come appunto un virus. Serve dunque per identificare in tempi brevi e con una precisione molto elevata la presenza e la tipologia di virus, il che permette di elaborare una terapia antivirale più accurata e dunque più efficace.

Influenza: come si cura

La maggior parte dei soggetti va incontro a guarigione totale nell’arco di una o due settimane, con progressiva scomparsa dei primi sintomi anche dopo solo 3-4 giorni. Un soggetto sano, senza patologie pregresse e non appartenente alle categorie a rischio generalmente non necessita di alcuna cura ospedaliera o intervento particolare.
La terapia si divide tra trattamento sintomatico e trattamento farmacologico:

Trattamento sintomatico

Prevede anzitutto il riposo, fondamentale affinché il sistema immunitario possa reagire al meglio e annientare il virus.

E’ inoltre essenziale mantenere il corpo ben idratato, sia attraverso l’assunzione di acqua che l’introduzione di cibi idratanti come la frutta.
Per quanto riguarda l’alimentazione, è importante non sovraccaricare troppo l’apparato digerente, sono dunque suggeriti cibi facilmente assimilabili e digeribili.

Trattamento farmacologico

E’ molto comune assumere Aspirina o principi attivi simili in caso di influenza, anche se l’utilizzo è sconsigliato per paziente sotto i 16-18 anni di età a causa del rischio della sindrome di Reye.
Viene inoltre fatto largo utilizzo degli antipiretici, come la Tachipirina, utile per abbassare la temperatura e dunque alleviare i fastidi della febbre.
Un mucolitico aiuta per fluidificare il muco ed espellerlo con la tosse, così come uno spray per il naso può servire per dare sollievo in caso di riniti.
Se la tosse è particolarmente fastidiosa e secca, può essere prescritto un anti infiammatorio.
Per alleviare i dolori muscolari possono essere prescritti analgesici.
Tutti questi farmaci servono per alleviare i sintomi del virus e non il virus in quanto tale, che in assenza di gravi complicanze e in soggetti sani viene eliminato semplicemente grazie all’azione diretta del sistema immunitario.

Influenza: i farmaci antivirali

Esistono poi una serie di farmaci antivirali che dunque hanno un’azione mirata e diretta sul virus. Vengono solitamente utilizzati in presenza di situazioni gravi, pazienti a rischio e quadri sintomatici allarmanti.
L’azione dei farmaci antivirali si divide in:

Inibizione della neuraminidasi

Il farmaco interferisce con la diffusione del virus dalle cellule infette a quelle sane.

Inibizione della enoducleasi

il farmaco interferisce con la trascrizione dell’RNA del virus, bloccandone dunque la replicazione.

I farmaci antivirali vengono assunti 1 o 2 volte al giorno, ma il tempo e la durata è totalmente soggettiva e dipende non solo dal quadro clinico del paziente ma anche dal tipo di farmaco contenente il principio attivo.

Influenza: i cibi consigliati e quelli sconsigliati

L’alimentazione gioca un ruolo importante sia in ottica di prevenzione che in ottica di guarigione.
Le vitamine e i minerali contenuti nella frutta e nella verdura stimolano il sistema immunitario e lo fortificano, ostacolando l’insorgenza di agenti esterni e il contagio dal virus. Anche i cereali integrali sono molto indicati soprattutto per alleviare i sintomi influenzali, grazie alle grandi proprietà antiinfiammatorie. Per lo stesso motivo, è utile consumare spezie quali peperoncino, curcuma e paprika ma senza esagerare con i dosaggi.
I grassi insaturi contenuti in alcuni vegetali (olive, avocado e frutta secca solo per citare i più noti) contribuiscono al buon funzionamento del sistema endocrino mantenendo alti i livelli ormonali: diversi studi hanno dimostrato l’importanza della salute del sistema ormonale per contrastare l’azione dei virus.
Anche i grassi insaturi di origine animale, come gli Omega 3 contenuti nel pesce azzurro, danno una grande mano.
Si consiglia inoltre l’utilizzo di tisane per mantere il corpo ben idratato. Tra le varie tipologie, sono particolarmente indicate quelle allo zenzero per le sue interessanti proprietà antinfiammatorie, così come quelle al finocchio e liquirizia che possono aiutare nella digestione e contribuiscono a sgonfiare l’addome in caso di dolori.
Altro alimento veramente utile è il miele, che allevia i sintomi del mal di gola e della tosse decongestionando le vie nasali.
Di contro, vi sono una vasta gamma di cibi che favoriscono in maniera diretta o indiretta l’azione del virus influenzale. In primo luogo si tratta dei cibi industriali (dolci, snack, bevande gassate): tutti alimenti che indeboliscono il sistema immunitario grazie all’azione dei conservanti e delle sostanze artificiali in essi contenute.
L’alcool è un altro fattore che aumenta la possibilità di contrarre il virus, essendo una sostanza tossica che il corpo fatica a smaltire e che per altro ostacola l’assorbimento dei nutrienti.
Un’alimentazione smisurata, sbilanciata verso i carboidrati e gli zuccheri raffinati favorisce inoltre malattie croniche come obesità, diabete e patologie cardiache, che determinano un maggior rischio non solo di insorgenza del virus ma anche e soprattutto della sua azione e aggressività.
Per guarire dal virus, inoltre, sono sconsigliati tutti quei cibi difficilmente digeribili come la carne rossa, cibi acidi come i pomodori o alimenti raffinati come dolci e sughi.
E’ opportuno eliminare del tutto anche i cibi fritti che andrebbero a appesantire il fegato, già costretto a lavorare di più per smaltire le molecole dei medicinali che vengono assunti.

Influenza: come prevenire il virus?

Come molte altre infezioni virali, anche l’influenza può essere prevenuta o comunque può esserne sensibilmente ridotta la capacità di circolazione.
Anzitutto si possono attuare una serie di strategie personali volte a migliorare la propria risposta immunitaria o a ridurre la possibilità di contagio nei luoghi pubblici:

Stile di vita sano

E’ fondamentale per rendere efficiente il nostro sistema immunitario e dunque per prevenire i contagi. Per stile di vita sano si intende fondamentalmente una corretta alimentazione, un riposo adeguato di circa 8 ore per notte, il non assumere droghe e alcool e il fare sport.

Attività motoria

Anche l’attività fisica è importante per mantenere in salute il sistema immunitario. Con l’espressione “attività motoria” si fa riferimento a qualunque tipo di sport ma anche semplicemente alla corsa e la camminata. Occorre però fare alcune precisazioni: gli sport aerobici come la corsa e il ciclismo devono essere praticati con moderazione per non ottenere esattamente l’effetto contrario a quello sperato. Un’intensa attività aerobica infatti sopprime in parte la produzione di testosterone naturale negli uomini, induce debolezza e dunque aumenta il rischio di contagio.
Anche l’attività anaerobica (essenzialmente sollevato pesi e sport affini) deve essere fatta con moderazione: per ottimizzare i guadagni in termini di salute, è opportuno fare sforzi brevi ma intensi, ideali per innalzare i livelli di testosterone.

Evitare luoghi chiusi piccoli ed affollati

Nei limiti del possibile, è opportuno evitare di permanere troppo in luoghi chiusi e molto affollati nei mesi in cui il virus circola di più tra la popolazione. I posti più a rischio sono i pub e i locali notturni, dove oltre alle dimensioni ridotte e all’affollamento, vi è anche totale impossibilità di mantenere una distanza adeguata.

Un sistema per essere più protetti nei luoghi chiusi, sperimentato anche in occasione del coronavirus, è l’uso di mascherine protettive.

Igiene personale

Lavare spesso le mani, sia una volta rientrati a casa sia fuori con gel disinfettanti, può aiutare molto nel limitare il contagio.

Vaccini anti influenzali

Il vaccino è sicuramente la forma di prevenzione più accurata per la protezione dall’influenza. Il vaccino consiste nell’iniezione di una piccola percentuale di virus che serve per stimolare il sistema immunitario alla produzione di anticorpi. In questo modo, il sistema immunitario del soggetto vaccinato riconoscerà subito il virus anche in un secondo momento, impedendogli di replicarsi e diffondersi nell’organismo.
Esistono due diversi tipi di vaccino:

Vaccino inattivo iniettabile

Si inietta tramite iniezione intramuscolare ed è composto da particelle di virus morte, ma in grado comunque di provocare una risposta immunitaria. Può dare effetti avversi limitati come dolore nella zona dell’iniezione, febbre e spossatezza.
Può essere somministrato dai sei mesi di vita in poi, con le dovute precauzioni nei soggetti a rischio e negli anziani.

Vaccino attivo attenuato

Viene assunto tramite spray nasale e contiene particelle di virus ancora vive, se pur con una carica virale estremamente ridotta. Può presentare effetti avversi come febbre, spossatezza e rinite.
Al contrario del vaccino inattivo, quello attivo attenuato non può essere somministrato a tutti ma solo ai soggetti dai 2 ai 49 anni di età, escluse donne in gravidanza, soggetti immunodepressi o persone che hanno contatti con quest’ultimi, nonché bambini sottoposti a particolari terapie.

Il vaccino è particolarmente consigliato ai bambini e agli adolescenti, per le molteplici possibilità di contagio a cui possono andare incontro ogni giorno.
Anche alle donne incinte è raccomandato il vaccino inattivo, che non nuoce al feto ma anzi lo protegge dal contagio tra madre e figlio.
Gli anziani sopra i 65 anni sono un’altra categoria di persone a cui viene suggerita la vaccinazione, nonostante occorra distinguere in base al quadro clinico del singolo soggetto. In anziani particolarmente debilitati, infatti, il vaccino potrebbe avere effetti indesiderati che superano quelli benefici.
L’aspetto più importante del vaccino è la cosiddetta immunità di gregge, ossia la capacità di ogni singolo individuo vaccinato di proteggere non solo se stesso ma anche gli altri: più individui all’interno di una singola comunità sono vaccinati, infatti,e più il virus avrà modo di circolare e quindi di diffondersi altrove.
Le categorie più a rischio devono vaccinarsi ogni anno proprio a fronte delle derive antigeniche causate dell’influenza A, che comporta piccoli cambiamenti nel corredeo genetico del virus influenzale ogni anno.


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