Eritroplasia di queyrat

eritroplasia di queyrat sintomi diagnosi cura malattia del pene

Che cos’é l’eritroplasia di Queyrat

Secondo la definizione clinica, eritroplasia significa degenerazione cutanea delle cellule dei primi strati della pelle, in grado di formare una placca di tipo eritematoso, spesso ricoperta di croste oppure di squame.

Morfologicamente appare con margini netti e con forma rotondeggiante, che si localizza di preferenza sul pene e più raramente sulla vulva e nel cavo orale.

L’eritroplasia di Queyrat è una forma neoplastica delle mucose dell’organo genitale maschile, che, negli stadi iniziali, di solito rimane confinato il situ e quindi non mostra tendenza a invadere altri organi.

Rientra quindi tra le principali e più pericolose malattie del pene.

Il principale fattore predisponente che incide sulla genesi di questo tumore è rappresentato dalla presenza di infezioni da papilloma-virus di tipo oncogeno, soprattutto in soggetti non circoncisi.

Infatti un’inadeguata igiene, associata a fattori genetici, costituisce una delle più frequenti cause scatenanti della malattia.

Un’eccessiva produzione di smegma (tipica della balanite) funge da substrato per la proliferazione del papilloma-virus, un germe normalmente presente in piccole percentuali nell’organismo, ma che diventa patogeno in condizioni di immunodeficienza.

Alcuni fattori locali, come piccole ulcerazioni che non guariscono, infezioni ricorrenti, traumi da sfregamento oppure macerazione dovuta al deposito di gocce di urina sono altrettanti fattori coinvolti nell’insorgenza di questo carcinoma.

Si tratta di una neoplasia piuttosto rara e comunque facilmente diagnosticabile, dato che il pene mostra, sulla sua superficie, delle formazioni dermatologiche sospette.

Tuttavia la presenza di abbondante pelle che ricopre il pene e che di conseguenza rende difficoltoso scoprirlo, contribuisce a occultare le formazioni sospette.

Proprio per questo motivo, gli individui circoncisi, che riescono a monitorare con precisione le reali condizioni dell’organo maschile, sono quasi immuni da tale patologia.

Pur essendo un carcinoma maligno, l’eritroplasia di Queyrat si può curare con buone prospettive di guarigione, a patto di intervenire tempestivamente.

La fimosi serrata, un disturbo corrispondente al restringimento del prepuzio, che impedisce di abbassare la pelle e quindi di vedere la morfologia del glande, può creare un ambiente molto favorevole allo sviluppo del papilloma-virus e quindi alla neoplasia.

Il suo aspetto è quello di una lesione rossastra, appiattita e con i margini ben definiti, che può evolvere in ulcera oppure in nodulo globoso, che degenerano frequentemente in tumore spino-cellulare invasivo.

Il carcinoma spino-cellulare è infatti una delle poche forme maligne in grado di metastatizzare, insieme al melanoma.

L’eritroplasia di Queyrat è un disturbo ad evoluzione maligna che interessa il prepuzio e la mucosa del glande di pazienti non circoncisi e con pelle chiara.

La sua genesi dipende sostanzialmente da anomali processi di differenziazione e maturazione di elementi cellulari presenti sulla superficie dell’organo maschile.

Questa degenerazione morfologica delle cellule appare dapprima limitata allo spessore epidermico, per poi superare tali confini per approfondarsi nel sottocute (circa 33% dei casi).

Il disturbo, definito anche come PIN (Penile Intraepithelial Neoplasia) è appunto una neoplasia intra-epiteliale del pene, la cui origine non è del tutto nota, anche se il sospetto maggiore è concentrato sulla presenza di papilloma-virus.

I restringimenti patologici del prepuzio contribuiscono senza dubbio a peggiorare la sindrome, dato che la mancata apertura della pelle che ricopre il glande svolge un’azione piuttosto incisiva.

Anche il lichen atrofico, così come quello scleroso (patologie flogistiche ad evoluzione progressiva) costituiscono fattori aggravanti di una patologia pre-cancerosa già in atto.

I ceppi attivi di papilloma-virus, che sono quelli direttamente coinvolti dall’eritroplasia, appartengono ai tipi 16, 18 e 33.

All’esame obiettivo, questo disturbo si presenta come una placca rossastra e traslucida, poco rilevata, con margini nettamente definiti e localizzata in determinati distretti.

Tale macchia rossastra laccata può apparire anche lievemente erosiva, con tendenza ad aumentare di dimensioni in direzione centrifuga.

Si tratta di una condizione del tutto asintomatica che, soltanto tardivamente, può provocare prurito, bruciore e aderenze balano-prepuziali.

Di solito la sua comparsa riguarda uomini over 50, anche se non mancano dati epidemiologici nei giovani.

I segnali sospetti, che dovrebbero mettere in allarme il paziente sono i seguenti:
• presenza di una macchia rossa laccata a livello di glande e prepuzio che tende a non scomparire anche in seguito a terapie locali, ma che può aumentare di dimensioni;
• età superiore a 50 anni;
• famigliarità per patologie cutanee, come epiteliomi oppure Morbo di Bowen;
• inefficacia delle terapie intraprese.

Pur essendo una malattia non particolarmente diffusa, appartiene comunque alla categoria delle neoplasie cellulari con una tipicizzazione cutanea tra le più comuni.

La forma più diffusa, che corrisponde circa all’85% dei casi, si origina dal rivestimenti epiteliale del glande e della parte interna del prepuzio.

Diffusa prevalentemente nei paesi in cui le condizioni igienico-sanitarie sono piuttosto precarie, questo tumore del pene è praticamente assente nelle comunità religiose come quella ebraica, in cui viene praticata la circoncisione prima della pubertà.

Anche tra i musulmani, che sono soliti circoncidere i bambini in età pediatrica, questo disturbo ha un’epidemiologia pari a zero.

Fattori di rischio dell’eritroplasia di Queyrat

I fattori di rischio che possono portare all’insorgenza dell’eritroplasia di Queyrat sono i seguenti:
• fimosi serrata;
• balanopostite;
• Lichen sclerosus;
• Papillomavirus;
• verruche cutanee;
• morbo di Bowen;
• esposizione ai raggi ultravioletti;
• scarsa igiene locale.

 Fimosi serrata

La fimosi serrata consiste in un eccessivo restringimento del prepuzio, che si traduce in una stenosi non soltanto morfologica ma anche funzionale.

Anche se non viene considerata una vera e propria malattia ma piuttosto una malformazione anatomica dei genitali maschili, questo disturbo può provocare il ristagno di materiale di rifiuto a contatto con il glande con conseguente proliferazione di agenti patogeni.

La stenosi prepuziale impedisce infatti lo scoperchiamento del pene, ostacolando non soltanto l’erezione ma anche i rapporti sessuali.

Esistono varie tipologie di fimosi, quella congenita, che è presente fin dalla nascita, rappresenta la forma più comune e può essere risolta soltanto con l’intervento chirurgico.

La fimosi acquisita di norma insorge in seguito a infiammazioni del prepuzio oppure a infezioni batteriche; in simili condizioni viene facilitato il ristagno dello smegma, che miscelandosi all’urina, può scatenare infezioni complicate da microrganismi patogeni.

In tali frangenti sembra anche che aumenti esponenzialmente il rischio di forme neoplastiche genitali, come ad esempio l’eritroplasia di Queyrat; in molti casi la fimosi serrata dipende dal frenulo breve, che trattiene la pelle evitando la sua discesa verso i testicoli.

Balanopostite

Le balanopostiti sono disturbi infiammatori localizzati sulla superficie del glande e all’interno del prepuzio, che sono due superfici anatomiche estremamente a contatto.

Quando l’infezione coinvolge soltanto il glande si parla di balanite, mentre se interessa unicamente il prepuzio si parla di postite.

Il collegamento tra questa affezione infiammatoria e le degenerazioni neoplastiche dipende dalla scarsa igiene dell’organo maschile, oltre che dal restringimento del prepuzio, responsabile di microvescicolazioni del glande.

La patologia generalmente esordisce con lesioni vescicolari che tendono a scoppiare generando la diffusione del liquido infettivo.

Un simile disturbo dipende spesso dall’anatomia del prepuzio, che è talmente aderente da impedire qualsiasi operazione igienica; di conseguenza i batteri tendono ad annidarsi nell’area sotto-prepuziale provocando necrosi tessutale peggiorata dalla sovrainfezione da Candida albicans, Trichomonas, Clamidia e Treponema pallidum.

I pazienti diabetici sono maggiormente soggetti a balanopostite, poiché le modificazioni della glicemia possono favorire la moltiplicazione dei germi patogeni.

Lichen sclerosus

Il Lichen sclerosus è un processo morboso di tipo infiammatorio a carico della mucosa del pene, che presenta un aspetto sclerotico, con componente flogistica; si tratta di una flogosi potenzialmente pre-cancerogena, che si manifesta nella maggioranza dei casi (85%) sui tessuti genitali maschili e femminili.

Nonostante sia poco diagnosticata, questa malattia è particolarmente diffusa fin dalla pubertà, quando iniziano i rapporti sessuali non protetti e l’igiene intima non è adeguata.

Con il passare degli anni aumenta il rischio di contrarre il Lichen sclerosus, che nell’adulto si manifesta con la comparsa di chiazze biancastre lucide, associate ad escoriazioni e microlesioni localizzate sul glande.

Questo disturbo, che può degenerare ed evolvere in eritroplasia di Queyrat, viene quindi considerato una forma precancerosa.

Papillomavirus

Il Papillomavirus umano (HPV) è un agente virale estremamente diffuso che si trasmette soprattutto per via sessuale.

Presente con oltre cento sierotipi, che possono infettare sia l’uomo che la donna, il virus HPV è responsabile nella maggior parte dei casi di lesioni benigne delle mucose e della pelle (come papillomi, verruche e condilomi), mentre una piccola percentuale è dotata di potenziale oncogeno, che può provocare lesioni pre-cancerose di tipo displasico come appunto quella di Queyrat.

I fattori eziologici di queste malattie sono soprattutto cause infettive, trasmissibili sessualmente tra individui immunodepressi.

In genere il tempo che intercorre tra infezione da Papillomavirus e la comparsa delle lesioni pre-cancerose è pari a cinque anni in media, un lasso di tempo che può addirittura triplicarsi quando il sistema immunitario del soggetto è sufficientemente reattivo.

Verruche cutanee

Le verruche cutanee localizzate sulla mucosa del glande si manifestano come piccole escrescenze, talvolta dolenti, dall’aspetto giallo-grigiastro e dalla forma semisferica.

La loro genesi dipende da agenti virali che si diffondono quando il sistema immunitario del soggetto è defedato; la trasmissione avviene attraverso i rapporti sessuali e quindi possono essere contagiati sia l’uomo che la donna.

Strettamente collegate al Papillomavirus e al Lichen, le verruche vengono considerate lesioni pre-cancerose poiché le loro cellule mostrano una notevole tendenza a moltiplicarsi in maniera indifferenziata, senza cioè raggiungere il grado di maturazione prestabilito.

Molto spesso questi disturbi sono trascurati sia perché la loro diagnosi non è immediata, sia per l’assenza di sintomi.

La loro trasmissione implica infezioni genitali e quindi un contagio diretto per via sessuale, che consente il trasferimento dei germi patogeni da un partner all’altro.

Su individui immunodepressi le verruche cutanee del glande possono evolvere in eritroplasia di Queyrat poiché gli anticorpi presenti in circolo non sono efficaci per contrastare la degenerazione delle cellule neoplastiche.

Morbo di Bowen

Il morbo di Bowen è una forma pre-cancerosa della cute, che si manifesta con chiazze rilevate di colore brunastro dall’aspetto desquamato o crostoso.

Tali anomalie cutanee, che colpiscono prevalentemente soggetti adulti, rappresentano uno stadio precursore dell’eritroplasia di Queyrat, anche perché le lesioni del morbo di Bowen non si estendono agli strati basali sottostanti ma si localizzano soltanto a livello epiteliale.

La sede d’elezione di questo disturbo è rappresentata dalle mucose di qualsiasi parte del corpo e quindi anche dell’organo genitale maschile.

Le condizioni morbose più caratteristiche si manifestano nelle zone esposte alla luce solare, poiché le radiazioni UV sembra abbiano un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei carcinomi associati a questo morbo.

Oltre alla luce solare, altri fattori di rischio per il morbo di Bowen riguardano il contatto con alcune sostanze tossiche tra cui soprattutto l’arsenico e le infezioni da Papillomavirus.

Questo morbo compare con lesioni isolate spesso ricoperte da squame di cheratina, che tendono ad accrescersi lentamente evolvendo in eritroplasia di Queyrat.

La trasformazione maligna si evidenzia con la comparsa di noduli, ulcerazioni o infiltrazioni cutanee; per avere una diagnosi discriminante è sempre necessario effettuare una biopsia.

Esposizione ai raggi ultravioletti

Come è noto, i raggi ultravioletti sono agenti mutageni che possono provocare alterazioni del corredo cromosomico a livello dell’organismo malato.

Infatti la lunghezza d’onda delle radiazioni UV è tale da provocare una progressiva degenerazione delle cellule epiteliali, che muoiono rimanendo depositate sulla superficie cutanea.

Per evitare che le radiazioni ultraviolette provochino lo sviluppo di eritropalsia di Queyrat, è necessario proteggere il glande mantenendolo ricoperto dalla pelle prepuziale durante le esposizioni solari.

Questa forma tumorale infatti è molto più diffusa negli uomini che praticano il nudismo e che sottopongono l’organo genitale a contatto diretto con i raggi UV.

Scarsa igiene locale

L’insufficiente igiene intima provoca la formazione di depositi di smegma, una materia caseosa e biancastra che funziona come substrato per lo sviluppo dei germi patogeni.

Quando il glande non viene scoperchiato, i detriti organici tendono a rimanere imprigionati tra lo strato interno del prepuzio e la porzione apicale del pene: di conseguenza, si verificano abbondanti fenomeni di putrefazione che facilitano la proliferazione dei germi infettanti, tra cui quelli responsabili dell’eritroplasia di Queyrat.

Esiste quindi un collegamento diretto tra la carica virale localizzata sul glande e l’incidenza dell’eritroplasia, che si manifesta soprattutto nella fascia di età compresa tra 70 e 80 anni.

Nella genesi di qualsiasi forma neoplastica, i fattori scatenanti sono di vario tipo e riguardano soprattutto le condizioni immunologiche del soggetto.

L’indice di rischio viene definito in base alla presenza di vari agenti patogeni e al tipo di reattività immunologica del paziente.

Quando un soggetto è immunodepresso, non riesce a contrastare efficacemente la moltiplicazione cellulare incontrollata tipica delle lesioni pre-cancerose e cancerose.

In particolare, l’eritroplasia di Queyrat mostra una maggiore diffusione nei soggetti che non dispongono di un’adeguata immunità congenita.

Queste persone risultano molto più vulnerabili di altre quando vengono sottoposte all’attacco di batteri e soprattutto virus, poiché il loro organismo non è in grado di produrre antigeni specifici.

Le affezioni della pelle e delle mucose, nelle quali è compresa anche l’eritroplasia di Queyrat, sono facilitate dalla variazioni del pH intracellulare, che tutte le volte in cui supera la soglia fisiologica di 7, contribuisce a promuoverne l’insorgenza.

Il fatto che l’incidenza di questa forma di tumore al pene cresca con l’aumentare dell’età, può spiegare il collegamento esistente tra la neoplasia e le caratteristiche istologiche del tessuto cutaneo.

Invecchiando infatti si nota una progressiva diminuzione del turnover cellulare, per cui gli elementi morti non vengono immediatamente rimpiazzati da altri nuovi ma piuttosto da cellule impazzite, che pur non avendo ancora raggiunto un corretto stadio di maturazione, si distribuiscono ugualmente nel sangue.

Un simile fenomeno aumenta progressivamente a partire dal sessantesimo anno di età, anche per la minore concentrazione di linfociti e macrofagi, che sono i principali protagonisti delle risposte immuno-mediate.

Eritroplasia di queyrat sintomi

Le prime fasi di questa malattia sono del tutto asintomatiche e si prolungano per molti mesi.

In questo stadio è necessario che il paziente osservi quotidianamente l’aspetto morfologico del pene, magari servendosi anche di una lente di ingrandimento, per poter evidenziare l’eventuale presenza di distrofie, desquamazione, arrossamento oppure la comparsa di macchie brunastre dal contorno netto e poco rilevate rispetto alla superficie cutanea.

Nelle caratteristiche cliniche di questa neoplasia si riscontra poi una successiva alterazione morfologica della pelle che riveste il glande, che può cambiare consistenza, spessore e colore.

Per questo motivo è necessario raccogliere tutti i dati clinici e anamnestici del paziente, per evidenziare una possibile componente genetica, di solito recessiva.

L’aspetto morfologico del carcinoma di Queyrat è abbastanza variabile, anche se generalmente prevede la degenerazione cromatica della superficie cutanea di rivestimento.

Nella maggior parte dei casi i pazienti presentano una o più lesioni eritematose con piccole placche biancastre che si sollevano dalla superficie epiteliale.

In altri casi invece il carcinoma esordisce fin da subito come una formazione purulenta e secernente uno scolo giallastro a volte misto a sangue.

Dopo un certo tempo è piuttosto frequente la comparsa di noduli duri sottocutanei, che mostrano una netta tendenza a ulcerarsi e che sono limitati da bordi arrotondati.

Una delle caratteristiche più discriminanti dell’eritroplasia di Queyrat nella versione ulcerativa è quella di non rimarginarsi anche se sottoposta a terapie specifiche.

Tutte le volte in cui un paziente è affetto da una ferita sul glande che non scompare dopo due settimane di terapia topica, probabilmente si tratta di una forma tumorale.

Simili lesioni del pene, dotate di morfologia papillare ulcerosa o nodulare, sono considerate la naturale evoluzione di affezioni piatte e scarsamente rilevate che possono rimanere silenti anche per molti anni.

Tutte le volte in cui un soggetto non riesce a effettuare un’accurata igiene intima dell’organo sessuale, poiché gli viene impedito il completo scoperchiamento del glande, bisogna cercare di allargare il prepuzio per visualizzare completamente l’apice del pene.

Fino a pochi anni fa si credeva che una simile condizione fosse rischiosa unicamente dal punto di vista igienico, mentre attualmente si ha la certezza che il ristagno di materiale organico unito a residui di urina costituisca il principale fattore predisponente per l’insorgenza dell’eritroplasia di Queyrat.

Oltre alla componente infettiva (questo disturbo può essere trasmesso all’interno della coppia), forme eritroplastiche come quella di Queyrat si caratterizzano per un’evidente partecipazione flogistica.

Come la maggior parte delle forme tumorali che evolvono partendo da una semplice patologia infiammatoria, anche l’eritroplasia di Queyrat ha senza dubbio una base di questo tipo.

Dopo un’iniziale fase asintomatica e una successiva fase evolutiva, questa eritroplasia può degenerare provocando lo sviluppo di dolore più o meno intenso accompagnato da sanguinamento, rigonfiamento del glande, ritenzione urinaria oppure emissione di urine miste a sangue.

A questo livello il quesito diagnostico può essere più facilmente risolto poiché la concomitanza di sintomi più caratterizzanti consente di orientare il medico verso una diagnosi differenziale.

Il ricorso al prelievo bioptico è indispensabile per analizzare la componente istologica del tessuto danneggiato, che appartenendo alla categoria delle mucose presenta cellule ricche di secreti colloidali che spesso possono ostacolare l’isolamento delle cellule neoplastiche.

Quando la forma tumorale è associata al Papillomavirus, diventa ancora più difficile identificare la matrice genetica degli elementi cellulari poiché esiste una sovrapposizione citologica sia dal punto di vista morfologico che funzionale.

Le prime sedi di eventuali metastasi sono quasi sempre linfonodali, e interessano le formazioni inguinali che sono quelle più vicine alla sede originaria.

Grazie all’abbondante flusso ematico che interessa il pene (soprattutto i corpi cavernosi), le cellule neoplastiche e quelle metastatiche vengono distribuite con notevole rapidità e altrettanto velocemente raggiungono i linfonodi inguinali.

A questo punto le stazioni linfonodali svolgono una funzione di filtro per tentare di arginare la disseminazione degli elementi neoplastici.

Quando il tumore è ancora nelle prime fasi di stadiazione, questo obiettivo viene solitamente raggiunto e le metastasi rimangono confinate ai linfonodi inguinali, che appaiono gonfi e spesso dolenti.

Se a questo punto viene effettuata un’analisi istologica delle ghiandole linfatiche, è possibile arginare definitivamente la diffusione neoplastica mediante escissione chirurgica dei linfonodi.

Se invece viene bypassata anche questa fase, il carcinoma può continuare la sua distribuzione per via ematica e raggiungere i bersagli successivi, che sono rappresentati dal tessuto epatico, dalle ossa, dagli alveoli polmonari e infine dalla corteccia cerebrale.

Diagnosi e terapia dell’eritroplasia di Queyrat

La diagnosi dell’eritroplasia di Queyrat, che utilizza vari strumenti sia analitici che clinici, trova la sua conferma soltanto con la biopsia.

Effettuando un prelievo cellulare a livello della lesone sospetta, è infatti possibile isolare eventuali elementi neoplastici indifferenziati che sono presenti non soltanto a livello del pene ma anche in altri distretti del corpo.

Una delle caratteristiche più tipiche di questo tumore del pene è relativa alla tipologia delle metastasi, che pur insorgendo tardivamente, mostrano una struttura piuttosto simile a quella delle cellule tumorali in situ.

Tramite la biopsia è quindi possibile isolare le forme immature e dotate di un elevato potere replicativo, per ottenere una mappa cromosomica della loro componente genetica.

Dopo l’esame bioptico di solito si ricorre alla risonanza magnetica del pene e dei linfonodi inguinali, che possono essere esplorati anche tramite ecografia inguinale.

Quando lo specialista ha fondati sospetti sulla presenza di cellule tumorali, può prescrivere un’ago-biopsia dei linfonodi per confermare anche in questi organi la presenza di cellule sospette.

Come ultimo step dello screening diagnostico per l’eritroplasia di Queyrat rimangono la TAC e la tomografia a emissione di positroni (PET), quest’ultima in grado di identificare lesioni piccolissime che la tomografia assiale computerizzata non riesce a evidenziare.

Può essere utile anche sottoporre il paziente a scintigrafia ossea, per visualizzare lo stato dell’apparato osteo-articolare, tenendo conto che la presenza di metastasi ossee è indicativa di uno stadio evolutivo molto avanzato.

Se diagnosticata nelle sue forme più precoci, questa patologia può essere curata e portare alla completa guarigione, mentre trascurando i primi sintomi e quindi consentendo l’aumento dimensionale della massa neoplastica, molto probabilmente si gettano le basi per lo sviluppo di metastasi, dapprima linfonodali e poi disseminate a vari organi.

Tutte le volte in cui il glande presenta alterazioni cutanee comprendenti arrossamento, ispessimento della pelle e ulcerazioni che non guariscono, è sempre opportuno recarsi da uno specialista in dermatologia, che grazie alle sue competenze anche del settore genitale, sottopone l’organo maschile a un’analisi mediante dermatoscopio.

Mediante tale dispositivo, è possibile evidenziare la presenza di lesioni macroscopiche che si distinguono dalla normale istologia del pene.

In presenza di cellule sospette, il dermatologo prescrive una biopsia mirata a isolare gli elementi neoplastici; non è consigliabile trascurare nessuna alterazione morfologica del glande e del prepuzio, poiché nella maggior parte dei casi non si tratta di dermatite o di infiammazioni localizzate, dato che la parte apicale del pene rimane continuamente rivestita dalla pelle.

Non essendo quindi a contatto con l’ambiente esterno, non può neppure subire le conseguenze di anomalie ambientali, che potrebbero essere responsabili di eczemi, dermatiti o altre alterazioni cutanee non oncologiche.

Ecco perché qualsiasi modificazione di colore, consistenza o forma del glande deve spingere il soggetto ad approfondirne la genesi mediante una biopsia mirata.

Nei casi in cui la forma neoplastica è superficiale, si procede con una minima resezione chirurgica che può essere effettuata anche con procedimenti di laserterapia oppure di crioterapia.

Quest’ultima tecnica in particolare prevede l’impiego di azoto liquido, che utilizzato a bassissime temperature consente di congelare le cellule che in poco tempo muoiono, distaccandosi dalla loro sede naturale.

Gli svantaggi della crioterapia applicata al glande sono due: da un lato un notevole rigonfiamento dei tessuti che può portare ad un’ipertrofia dell’organo molto evidente, e d’altro lato questo procedimento con azoto liquido è doloroso e quindi in una parte così sensibile come l’apice del pene piena di terminazioni nervose può causare conseguenze abbastanza significative.

Tuttavia la crioterapia consente di evitare l’intervento chirurgico di escissione, che prevede comunque un’anestesia e l’applicazione di punti di sutura.

I diversi tipi di intervento terapeutico sono ovviamente condizionati dall’estensione dell’eritroplasia, che qualora sia confinata a zone piuttosto ristrette, si risolve rapidamente, mentre quando è diffusa su gran parte del glande richiede interventi successivi.

In casi di neoplasie avanzate, diventa necessaria l’escissione della porzione colpita dal carcinoma, mediante un intervento più radicale come l’amputazione del glande che può essere parziale o totale.

La glandulectomia è un intervento chirurgico estremamente delicato che avviene in anestesia totale e che, se non eseguito a regola d’arte, può lasciare conseguenze nefaste.

Basti pensare che una sutura a questo livello provoca l’alterazione spaziale del prepuzio causando anche frequenti depositi di smegma sulla testa del pene.

La linfoadenectomia inguinale e pelvica viene eseguita soltanto quando i linfonodi risultano già interessati dalle cellule metastatiche, in simili condizioni è necessario intraprendere anche un percorso di chemioterapia associato a radioterapia, per eliminare completamente tutte le cellule neoplastiche presenti nell’organismo.

Una volta che la sede principale del tumore è stata eliminata e che le formazioni metastatiche sono state distrutte dalle terapie chimiche e radianti, il soggetto può considerarsi guarito anche se deve sottoporsi a controlli periodici per evidenziare l’effettiva scomparsa del tumore.

Come altre neoplasie maligne, anche l’eritroplasia di Queyrat sembra collegata a un lento accumulo di mutazioni genetiche del DNA presenti all’interno delle cellule dell’organo genitale maschile.

Queste mutazioni sono le principali responsabili del fenomeno di incontrollata proliferazione degli elementi cellulari maligni.

Per raggiungere l’obiettivo di una completa e risolutiva eliminazione di questo carcinoma cutaneo, è necessario agire su più fronti asportando innanzitutto nel più breve tempo la massa sospetta, per poi proseguire con un iter terapeutico mirato.

Tra le varie operazioni utili per prevenire il tumore al glande, c’è l’esecuzione di una corretta igiene personale, che eliminando l’accumulo di sostanze organiche decomposte (smegma), impedisce ai virus di moltiplicarsi sul pene.

Gli uomini affetti da fimosi serrata dovrebbero eliminare questo difetto mediante un semplice intervento chirurgico che tagliando il frenulo consente al prepuzio di abbassarsi, scoperchiando il glande.

Gli uomini predisposti a forme di eczemi e dermatiti cutanee, possono sottoporsi a trattamenti a base di luce ultravioletta, che oltre ad essere disinfettante e antinfiammatoria, consente di creare un ambiente ostile alla moltiplicazione delle cellule neoplastiche.

Il fumo di sigaretta e l’assunzione di bevande alcoliche vengono considerati fattori di rischio piuttosto importanti poiché abbassano le difese immunitarie dell’organismo rendendolo più vulnerabile all’attacco dei virus.

Anche persone ammalate di AIDS oppure affette da Papillomavirus sono potenziali bersagli dell’eritroplasia poiché si trovano in una condizione di immunodeficienza acquisita non facilmente risolvibile.

Tutte le forme di balanite sono direttamente coinvolte con la genesi di un tumore del genere, che si caratterizza per la presenza di cellule squamose e di elementi citologici con corpuscoli citoplasmatici completamente differenti dalle cellule normali.

Il nucleo delle cellule oncogene è spesso primo di membrana, una caratteristica tipicizzante poiché indicativa della presenza di virus.

A seconda del grado evolutivo dell’eritroplasia di Queyrat sono presenti diversi elementi cellulari che possono essere cellule squamose, cellule basali, piccole cellule ed elementi polinucleati.

Tutte le volte in cui l’organo sessuale maschile è affetto da prurito insistente che non si placa con nessuna terapia, non bisogna sottovalutare il sintomo ma piuttosto approfondire meglio quale sia la sua causa.

Dopo l’esecuzione del programma terapeutico personalizzato e scelto in base alle competenze dello specialista, è necessario tenere sotto controllo l’organismo del malato mediante la cosiddetta stadiazione.

La stadiazione dell’eritroplasia di Queyrat comprende tutte le informazioni che sono state raccolte con la biopsia e che si riferiscono alla grandezza della massa tumorale, alle sue capacità metastatizzanti e al suo potere infiltrante.

Quando questi tre valori raggiungono indici elevati significa che il tumore si trova in una fase avanzata e che le terapie non hanno avuto l’effetto desiderato, e quindi devono essere ripetute oppure modificate.

Gli stadi dell’eritroplasia di Queyrat sono i seguenti:
• stadio 0,
il carcinoma è limitato soltanto alla zona superficiale e può essere facilmente curabile;
• stadio I,
è uno stadio di severità lieve in cui il carcinoma ha invaso il primo strato connettivo ma non è arrivato a nessun linfonodo;
• stadio II,
presenta una severità intermedia poiché le cellule neoplastiche hanno invaso vasi sanguigni e vasi linfatici;
• stadio III,
corrisponde a uno stadio grave, in cui la neoplasia ha raggiunto uno o due linfonodi inguinali;
• stadio III bis,
corrisponde a un maggiore coinvolgimento dei linfonodi, che possono essere stati interessati anche nella loro totalità;
• stadio IV,
dopo avere attaccato il tessuto connettivo, quello erettile, i linfonodi inguinali e l’uretra, la neoplasia ha incominciato a distribuirsi anche agli organi adiacenti come prostata, tessuto osseo del pube e fegato.

Tramite gli esami radiologici effettuati nella zona pelvica è possibile confermare l’ipotesi diagnostica impostando anche un’adeguata terapia, che nella maggioranza dei casi è di tipo chimico.

Esiste comunque anche la possibilità di curare localmente il tumore a patto che esso non sia già infiltrato in organi di vitale importanza.

Nella valutazione del tipo di terapia da attuare, uno dei principali fattori è relativo allo stato di salute generale del paziente, poiché visto che le terapie sono piuttosto prolungate e spesso prevedono l’associazione tra chemio- e radio- terapia, devono essere supportate da condizioni fisiche soddisfacenti di chi le deve affrontare.

Per evitare interventi troppo invasivi è necessario che l’escissione della massa tumorale avvenga durante i primi stadi di sviluppo, quando cioè il tumore è ancora confinato nella sua sede iniziale (glande).

Tra i possibili approcci terapeutici attualmente a disposizione per chi soffre di eritroplasia di Queyrat, figurano anche la laserterapia e la crioterapia, che consentono di intervenire direttamente sulla forma neoplastica senza coinvolgere altri organi e soprattutto senza intervenire chirurgicamente.

L’ablazione laser delle masse oncogene è indicata soltanto quando la forma tumorale è allo stadio zero, cioè quando il tumore è soltanto localizzato; l’approccio chirurgico invece comprende escissione oppure penectomia e viene prescritto quando la compromissione dell’organo genitale maschile risulta molto estesa.