Conta di Addis

Che cosa si intende per conta di Addis ?

conta di addis
Esame delle urine per la conta di Addis

La conta di Addis è un metodo di analisi che consente di calcolare la quantità di particelle corpuscolate presenti nell’urina e comprendenti gli eritrociti (globuli rossi), i leucociti (globuli bianchi), i cristalli e le proteine con l’esclusione delle cellule epiteliali.

Essa viene utilizzata per analizzare la funzionalità renale, valutando l’eventuale presenza di patologie anche a livello delle vie urinarie, dove il reperto di maggiore rilevanza rimane sempre quello riferibile alla presenza di ematuria.

Gli eritrociti sono cellule del sangue deputate al trasporto di ossigeno nei tessuti, il cui scopo è quello di fornire le sostanze nutritive di cui essi hanno necessità per vivere.

In condizioni fisiologiche, i globuli rossi non devono trovarsi nell’urina nemmeno in tracce; quando al contrario compare il fenomeno dell’ematuria, significa che sussiste un danno renale.

Potrebbe trattarsi di un problema irrilevante, così come invece costituire una spia di patologie particolarmente gravi e potenzialmente incompatibili con la sopravvivenza.

Questi corpuscoli possono derivare da un qualsiasi settore dell’apparato urinario, a partire dall’uretra e salendo verso vescica, ureteri e reni.

L’ematuria può essere chiaramente visibile (quando l’urina assume una colorazione rosata tendente al rossastro a seconda della concentrazione degli eritrociti) oppure invisibile (quando viene evidenziata unicamente attraverso l’analisi del sedimento urinario).
Nel primo caso si parla di macroematuria, nel secondo caso di microematuria.

Nella valutazione di questo fenomeno è necessario analizzare la forma dei globuli rossi: se essi appaiono deformati di solito l’ematuria ha avuto origine a livello del glomerulo, se essi presentano un aspetto regolare probabilmente il sanguinamento deriva dalle vie urinarie oppure dalla prostata.

Molto spesso l’ematuria dipende da banali processi infiammatori a carico di una delle tante parti dell’apparato renale, tra cui soprattutto la vescica che da origine alle comunissime cistiti.

Non è da escludere comunque che il fenomeno sia un sintomo di patologie di estrema gravità, tra cui anche le neoplasie renali oppure nefriti di varia entità.

Per questo motivo è sempre necessario rivolgersi al medico quando si manifesta la comparsa di ematuria, senza sottovalutare questo sintomo.

Un consulto urologico è raccomandato nei casi di dubbia diagnosi, dato che spesso le sole analisi di laboratorio unite ai reperti anamnestici non sono sufficienti.

Un corretto protocollo clinico procede per gradi; dapprima si effettua un esame chimico-fisico dell’urina con particolare riguardo al sedimento, sul quale si realizza la conta di Addis.

In base ai risultati ottenuti si possono eseguire analisi del sangue comprendenti il dosaggio della creatinina e la VFG (Velocità di Filtrazione Glomerulare) per rendersi conto della funzionalità dei reni.

E’ possibile completare il quadro globale con un ecografia addominale, in grado di evidenziare l’aspetto morfologico dell’apparato escretore, compresi i dotti urinari.

Perché si effettua la conta di Addis ?

Il sedimento urinario consente di ricavare importanti informazioni sull’integrità anatomica e funzionale dell’apparato renale e rappresenta pertanto il primo approccio diagnostico in caso di disturbi conclamati.

Esso è costituito dall’insieme dei detriti microscopici di tipo cellulare e non cellulare che possono venire repertati nell’urina e le cui concentrazioni variabili sono indicative dello stato di salute del soggetto.

La conta di Addis consiste appunto nella valutazione quantitativa del sedimento urinario e può essere eseguita tramite il microscopio oppure con tecniche automatizzate più perfezionate.

Pur essendo un esame piuttosto comune, l’analisi del sedimento non viene considerato di routine e di solito viene prescritto per determinati quesiti diagnostici.

Generalmente si calcola la componente quantitativa dei globuli rossi, di quelli bianchi, delle proteine e di microrganismi patogeni.

Il campione urinario, prelevato al mattino quando presenta la massima acidità e la maggiore concentrazione, consente una individuazione più facile degli elementi cellulari presenti.

Dopo la sua raccolta, l’urina prelevata viene centrifugata in tempi piuttosto brevi, per evitare che si possa verificare un aumento del pH.

Un’urina rispondente agli standard fisiologici non deve contenere particelle corpuscolate e quindi la conta di Addis deve essere insignificante, dato che una piccola concentrazione di cellule di sfaldamento è sempre presente.

La presenza di eritrociti nell’urina può dipendere da:
– eventi traumatici;
– calcolosi;
– processi infiammatori;
– processi infettivi;
– alcuni farmaci.

Lo step successivo all’analisi dell’urina prevede quindi un’urinocoltura con relativo antibiogramma e analisi del sedimento; l’urinocoltura è un esame specifico della composizione urinaria per evidenziare la presenza di batteri.

Il liquido urinario deve rimanere a contatto con specifici reagenti per almeno 48 ore, dopo le quali viene analizzata in relazione alle diverse specie di batteri.

L’antibiogramma è un esame che mette in rapporto il tipo di microrganismo isolato nell’urina con il principio farmacologicamente attivo a cui esso risulta sensibile.

A questo punto viene eseguita anche la conta di Addis sul sedimento, per calcolare il numero di eritrociti, di leucociti, di cristalli salini (come i nitriti) e delle cellule di sfaldamento.

Gli eritrociti possono alterare molto notevolmente anche il colore dell’urina; se la loro concentrazione è alta, si parla di franca ematuria, caratterizzata da un colore rosso vivo.

Se invece la concentrazione è minore, ma sempre significativa, si nota un’ematuria rosata detta “a lavatura di carne” e indicativa di una lieve perdita ematica.

Se infine il colore dell’urina è tendente al marrone si parla di ematuria pregressa, denominata emoglobinuria.

Come effettuare la conta di Addis ?

La conta di Addis è un’analisi che si effettua su un campione di urina delle 12 ore raccolte in un apposito contenitore a bocca larga di materiale plastico sanitario.

I valori normali di riferimento sono compresi nell’intervallo tra 0 e 130mila unità nelle 24 ore, il che significa che, valutando nel loro insieme tutte le particelle corpuscolate presenti nel sedimento urinario, viene ritenuta fisiologica anche una certa percentuale di elementi.

Infatti un organismo sano elimina piccole percentuali di eritrociti, di leucociti e di cellule di sfaldamento che comunque non hanno un valore diagnostico significativo.

Quando invece la conta di Addis evidenzia la presenza di concentrazioni elevate di corpuscoli, tale condizione è significativa di una sofferenza renale.

Se infatti l’apparato escretore non funziona bene si verificano delle anomalie a livello del riassorbimento tubulare, dove alcune (spesso molte) molecole sfuggono e passano nell’urina.

Questa condizione, indicativa di una patologia renale, si evidenzia appunto tramite il test di Addis che quantifica una concentrazione di corpuscoli superiore al valore soglia.

La peculiarità di questa analisi sta nel fatto che essa ha valore sia quantitativo che qualitativo in quanto consente di valutare sia il numero che il tipo di particelle presenti nel sedimento.

Il valore diagnostico dell’esame è evidente poiché permette di risalire alla porzione anatomica interessata al malfunzionamento.

Oltre a eritrociti (ematuria) e leucociti, la conta di Addis evidenzia anche la presenza di cilindri, cellule che normalmente non devono essere presenti nell’urina.

Quando vengono rilevati, questi corpuscoli sono indicativi di insufficienza renale, ovvero della riduzione di capacità filtrante e di riassorbimento, per cui alcune cellule passano direttamente nell’urina.

In particolare i cilindri sono agglomerati di proteine e di altri elementi che si trovano a livello dei tubuli renali e che non vengono riassorbiti.
Essi sono di solito un preciso indizio diagnostico in caso di nefrite cronica oppure di nefroangiosclerosi diabetica.

Quando i cilindri sono di natura epiteliale la diagnosi si orienta verso una glomerulonefrite o anche sindrome policistica.

Valore diagnostico della conta di Addis

La conta di Addis serve dunque per quantificare la presenza di eritrociti, leucociti e cilindri nel sedimento urinario.

Il suo significato diagnostico è già abbastanza incisivo in quanto in condizioni fisiologiche la concentrazione di queste molecole nell’urina dovrebbe essere molto limitata.

L’impiego di questo test di laboratorio viene sfruttato quindi per una prima discriminazione, collegata comunque a una sofferenza renale.

Gli eritrociti possono indicare la presenza di processi flogistici oppure di traumi, sanguinamenti da ulcerazione o anche carcinomi.

I leucociti possono collegarsi a insufficienza renale, infiammazione delle vie urinarie e idronefrosi.

I cilindri, indici maggiormente specifici, possono identificare la presenza di glomerulonefriti e pielonefriti.

Un corretto iter diagnostico prevede, dopo l’analisi del sedimento con conta di Addis, un’ecografia addome completa, in grado di evidenziare l’anatomia degli organi.

In presenza di alcune patologie renali , la cui presenza viene ipotizzata in seguito alla conta di Addis, la forma dell’organo appare modificata; questo è il caso dell’idronefrosi, una malattia che consiste nell’aumento di volume del rene causato da un ristagno di liquido nel suo interno.

In questa sindrome, la porzione esterna del rene (zona corticale) risulta assottigliata e di conseguenza i glomeruli, che sono localizzati appunto in questa parte, non riescono a funzionare bene.

Anche in caso di patologie infiammatorie, come tutte le varie nefriti, la funzione escretrice dell’organo risulta compromessa e una notevole quantità di molecole scivola via.

Quando la conta di Addis si caratterizza per la presenza di proteine, significa che i reni non sono in grado di riassorbirle dopo aver filtrato il sangue e quindi essi non funzionano bene.

In tutti i casi in cui questo test è positivo, si consiglia di ripeterlo almeno tre volte nel giro di un mese, per confrontare le variazioni significative del sedimento.

Pur trattandosi di un’analisi piuttosto diffusa, deve essere eseguita con competenza soprattutto quando si effettua tramite microscopio.

I laboratori interessati a ottimizzare l’archiviazione delle analisi di laboratorio, aggiornandole in tempo reale e seguendo la normativa UNI EN ISO 15189 possono utilizzare gratuitamente l’applicazione Vademecum, i cui requisiti sono visionabili nella home page del sito.

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