Fibromialgia

La sindrome fibromialgica, meglio nota come fibromialgia, è un’affezione cronica che si contraddistingue per dolore cronico, astenia e rigidità a carico dei muscoli.

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Questa malattia, per molto tempo sconosciuta, colpisce prettamente individui di sesso femminile tra i 40 e i 60 anni e si ripercuote negativamente sulla vita di tutti i giorni.

La guida proposta vuole condurre il lettore alla sua scoperta soffermandosi in modo particolare su definizione della patologia, cause, sintomatologia correlata, diagnosi, terapie e prognosi. È, però, bene premettere che allo stato dell’arte non esiste alcuna cura per la fibromialgia, ma vi sono diverse terapie farmacologiche volte al controllo della sintomatologia dolorosa.

Molti pazienti traggono, inoltre, innumerevoli benefici da trattamenti alternativi che si fondano su agopuntura, massaggi, sedute di fisioterapia, tens, yoga, tai chi e attività fisica aerobica (passeggiate, pedalate in bicicletta, nuoto e altri esercizi in acqua).

Tutte le predette attività devono essere sempre eseguite in modo graduale al fine di non sovraccaricare le strutture muscolari e scheletriche; eccessive sollecitazioni possono, difatti, avere effetti controproducenti sulla salute del malato. Per maggiori informazioni, rivolgersi al proprio medico curante e/o fisioterapista. Nella seconda e ultima parte viene, invece, approfondito il rapporto che intercorre tra gravidanza e fibromialgia perché la malattia, come precedentemente accennato, colpisce le donne in età fertile e molte di loro devono affrontare la gravidanza e programmare il parto con una diagnosi di sindrome fibromialgica.

Che cos’è la fibromialgia?


La fibromialgia localizzata è un’affezione reumatica che colpisce l’apparato muscolo-scheletrico di poco meno di 2 milioni di italiani e si contraddistingue per:

• marcata dolorabilità cronica e diffusa (il dolore si risveglia in concomitanza della palpazione dei cosiddetti tender points);

• rigidità a carico di tessuti molli (legamenti, tendini, fasce muscolari);

• senso di stanchezza generalizzato;

• disturbi del sonno e dell’umore.

Possono, inoltre, manifestarsi stati di malessere al colon, malattie della pelle, nausea, disturbi del tratto urinario, affezioni alla vista, depressione, ansia, cefalea, vertigini, dolore alla mandibola e mancata alterazione degli indici infiammatori in un campione di sangue venoso.

La malattia, che colpisce principalmente individui di sesso femminile di età compresa tra 25 e 55 anni, può essere suddivisa in generalizzata e localizzata.

La prima, che si ripercuote sull’intero corpo, può essere ulteriormente classificata in due forme.

Primaria: affezione non riconducibile a pregresse patologie.

Secondaria: forma riconducibile a disturbi come l’ipotiroidismo.

La fibromialgia localizzata colpisce, invece, solo alcune aree dell’organismo (mandibola, spalle, collo), ma può evolvere e assumere un profilo generalizzato.

La fibromialgia viene infine spesso confusa, in virtù della sua sintomatologia, con altre affezioni. Alcune persone credono erroneamente che si tratti d’artrite, ma le due affezioni sono divese tra di loro perché la prima non determina alcuna deformità a carico delle strutture articolari. La sindrome fibromialgica è, difatti, una forma reumatica extra-articolare o dei tessuti molli.

Fibromialgia cause

Le cause della fibromialgia non sono note allo stato dell’arte, ma si ipotizza un coinvolgimento di fattori biochimici, genetici, neurochimici, ambientali e ormonali. La malattia può inoltre manifestarsi, secondo molti specialisti, a seguito di eventi particolari (traumi fisici, operazioni chirurgiche, infezioni, marcato stress psicologico), mentre in altri casi non vi è alcun fattore scatenante. La fibromialgia, come riportano autorevoli studi, può essere talvolta riconducibile a:

• disturbi della perfusione sanguigna in aree dell’encefalo coinvolte in percezione ed elaborazione degli stimoli dolorosi;

• alterazioni a carico di alcuni neurotrasmettitori (la dopamina sembra essere, per esempio, fondamentale nella percezione del dolore);

• disturbi del sonno (specie durante la fase 4 del sonno non REM);

• alterazioni ormonali (disfunzione a carico della tiroide);

• stress psicofisico.

Fibromialgia sintomi

Vediamo, nel dettaglio, i sintomi della fibromialgia.

• Dolore diffuso: si tratta del segno predominante della malattia e si concentra in aree del corpo come collo, schiena e spalle.

• Astenia: si tratta di una sensazione cronica presente fin dalle prime ore del mattino e i suoi effetti si ripercuotono sulle normali attività quotidiane.

• Alterazione del ritmo sonno-veglia: questa condizione si contraddistingue per difficoltà nel prendere sonno, continui risvegli notturni e sensazione di non aver riposato abbastanza.

• Disturbi cognitivi: queste manifestazioni comprendono difficoltà nella concentrazione e confusione mentale (condizioni meglio note come nebbia fibromialgica).

• Rigidità: tensione generalizzata che si presenta solitamente nelle prime ore del mattino ed è imputabile a un aumento del tono muscolare (incremento della contrazione muscolare).

• Ipersensibilità: maggiore reattività nei confronti di dolore, stimoli luminosi, suoni e odori.

• Disturbi a carico dell’intestino: sintomo che si contraddistingue per frequenti attacchi di dissenteria.

• Debolezza: condizione che comporta una ridotta forza muscolare.

Fibromialgia diagnosi

Diagnosticare una fibromialgia non è così semplice come può sembrare e molti pazienti devono attendere diversi anni per avere la certezza di aver contratto la malattia. Tutto ciò è imputabile alla presenza di sintomi aspecifici spesso riconducibili ad altre affezioni. La fibromialgia manca, inoltre, di evidenti alterazioni degli esami di laboratorio e la sua diagnosi si fonda principalmente sulla sintomatologia riferita dal paziente.

Il lungo iter diagnostico si basa, dunque, sull’analisi dettagliata di:

• anamnesi del paziente;

• sintomatologia riferita;

• esame fisico completo;

• valutazione dei punti sensibili (tender points);

esami di laboratorio.


Vediamo nel dettaglio alcuni punti.

• Anamnesi del paziente: i soggetti con possibile fibromialgia accusano riduzione della forza muscolare, intenso dolore e difficoltà d’esecuzione dei movimenti. Il medico curante può, inoltre, concentrarsi su possibili eventi fisici e/o psicologici che possono aver favorito l’insorgenza della malattia (traumi, interventi chirurgici, problemi in famiglia, stress).

• Esame obiettivo: questo test può rivelare alterata sensibilità a carico di arti e altre regioni anatomiche. La pressione esercitata sul tender point può, dunque, favorire la comparsa di un dolore acuto (nei soggetti sani non vi è, invece, alcuna reazione) con contrattura del muscolo e alterazioni dell’anatomia dello stesso.

• Fibriomialgia analisi del sangue : non esistono analisi specifiche per la diagnosi di fibromialgia, ma alcune prove possono essere determinanti per escludere eventuali altre affezioni. Il paziente si sottopone, dunque, ad accertamenti per la valutazione di vitamina D, ipotiroidismo, ipercalcemia, epatite, AIDS, neoplasie e morbo di Paget. Gli esami del sangue comprendono invece emocromo completo, funzionalità della tiroide, VES, PCR, ANA test, CPK e ALP.

La fibromialgia è, inoltre, oggetto di interessanti e continui studi scientifici e la sua diagnosi si fonda (almeno in parte) su quanto segue. Il dolore muscolo-scheletrico, associato a marcata dolorabilità in corrispondenza dei cosiddetti tender points, è un tratto caratteristico della sindrome fibromialgica e la loro coesistenza non è riscontrabile in persone sane e soggetti affetti da altre patologie reumatiche.

Fibromialgia cure

La fibromialgia non può essere curata, ma vi sono diversi trattamenti per il controllo della sintomatologia. I pazienti possono, dunque, seguire un’opportuna terapia farmacologica a base di:

antinfiammatori non steroidei (ibuprofene, paracetamolo, acido acetilsalicilico) da assumersi sulla base delle singole necessità e sotto strettoil controllo medico;

analgesici a lento rilascio per ridurre il dolore cronico;

antidepressivi triciclici in associazione a benzodiazepina e miorilassanti per regolare il ritmo sonno-veglia, favorire il rilassamento muscolare e migliorare l’umore.

Alcuni pazienti traggono, inoltre, benefici da una dieta a basso contenuto di grassi, proteine di origine animale e zucchero (specie se raffinato). Il regime alimentare seguito può essere, infine, integrato con prodotti dedicati a base di melatonina, L-carnitina, vitamine del gruppo B, vitamina D3, acido malico e magnesio.

Fibromialgia terapia

Le terapie farmacologiche non sono l’unica strada possibile per affrontare la malattia. Vediamo in breve alcuni trattamenti alternativi che possono produrre benefici all’organismo.

La TENS (Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea) può essere definita come la terapia medica complementare volta al controllo della sintomatologia dolorosa acuta e cronica.

La cute viene stimolata con lievi impulsi elettrici che attivano le fibre nervose riducendo così la percezione del dolore. La TENS si rivela, quindi, molto utile nel trattamento della fibromialgia ed è esente da importanti effetti collaterali.
La terapia è sicura e ben tollerata, ma talvolta si possono presentare lievi disturbi cutanei (irritazioni e arrossamenti), riduzione della sensibilità, mal di testa e nausea. La stimolazione elettrica è, invece, assolutamente controindicata in presenza di dispositivi elettrici impiantati, neoplasie, gestazione, epilessia, alterazione della frequenza cardiaca e gravi affezioni cutanee.

Alcuni pazienti affetti da fibromialgia si sottopongono a sedute di agopuntura; gli aghi utilizzati stimolano, difatti, i cosiddetti tender points al fine di sbloccare i flussi energetici e donare nuovo equlibrio a organi e apparati correlati con tali aree.

Altre persone trovano, invece, giovamento da altre terapie.

• Massaggi: consistono nella manipolazione professionale di muscoli e tessuti molli per ridurre il dolore, contenere i livelli d’ansia e contrastare la depressione.

• Fisioterapia: esercizi posturali e stretching aumentano l’elasticità dei muscoli, rafforzano lo scheletro e regolano l’equilibrio.

• Yoga e tai chi: queste pratiche apportano benefici a corpo e spirito per mezzo di movimenti lenti, tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione.

L’attività fisica aerobica sembra, infine, migliorare lo stato dei pazienti; via libera, dunque, a lunghe passeggiate, nuotate, pedalate in bicicletta e altri esercizi in acqua. L’allenamento in questi casi deve essere graduale (meglio se a giorni alterni e per un massimo di tre volte a settimana) e accompagnato da brevi sessioni di stretching che possono aiutare muscoli e articolazioni. L’esercizio fisico provoca, in molti pazienti, un iniziale aumento del dolore, ma lo stesso sembra essere destinato a diminuire con il passare del tempo; si invitano, comunque, i malati a non compiere sforzi eccessivi perché possono sopraggiungere effetti controproducenti.

Fibromialgia prognosi

La fibromialgia non è un’affezione degenerativa con prognosi infausta, ma necessita comunque di una diagnosi precisa e puntuale al fine di controllare la sintomatologia (dolore cronico e stanchezza favoriscono l’insorgenza di forme depressive). La sindrome fibromialgica, al contrario di altre patologie reumatiche, non causa alcuna deformità e solo in alcuni rari casi si osservano peggioramenti dello stato del paziente con il trascorrere del tempo.

Le persone affette da fibromialgia devono, dunque, ricevere per prima cosa una corretta educazione al fine di poter convivere con la malattia in modo corretto. Esami diagnostici costosi non sono indicati (la diagnosi, come precedentemente accennato, si fonda principalmente sui sintomi riferiti dal paziente), ma è indispensabile conoscere la malattia per poterla affrontare al meglio migliorando così la propria qualità di vita.

Fibromialgia e gravidanza

La fibromialgia, come precedentemente accennato, colpisce in modo particolare donne in età fertile e le stesse possono, dunque, dover affrontare tale patologia nel corso della gestazione.

Gli studi in materia non sono molti, ma diverse gestanti riferiscono di non accusare l’intensificazione dei sintomi nel corso della gravidanza e quest’asserzione trova conferma nell’aumentata secrezione di relaxina (ormone in grado di alleviare la sintomatologia dolorosa a carico dei muscoli).
Le donne nel corso della gestazione sono, però, costrette a interrompere alcune terapie farmacologiche per il controllo della sintomatologia dolorosa e questo può comportare disturbi del sonno, aumento del dolore a carico di collo e rachide e forte mal di testa. Vediamo, dunque, in breve quali accortezze usare nel corso della gravidanza (per maggiori informazioni, rivolgeresi al proprio medico curante).

• Interrompere terapie a base miorilassanti e analgesici e assumere, se necessario, solo ed esclusivamente paracetamolo.

• Sospendere terapie a base di antidepressivi serotoninergici (SSRI). La terapia è consentita, sotto stretto controllo medico, solo in caso di forte forma depressiva.

• Controllare i disturbi del sonno con tisane e melatonina. Le benzodiazepine possono essere assunte, previo parere medico, a bassi dosaggi.

• Alleviare il dolore cronico con l’ausilio di creme all’arnica.

• Praticare, se non vi sono controindicazioni, attività fisica mattutina per contrastare la rigidità muscolare.

• Praticare tecniche di rilassamento muscolare per ridurre i sintomi correlati alla malattia e prepararsi al parto.

• Programmare un parto indolore e con anestesia epidurale (la maggior parte delle donne affette da fibromialgia accusa, difatti, dolore intenso).

Conclusioni

La fibromialgia (o sindrome fibromialgica) è una patologia muscolo-scheletrica che colpisce prettamente persone di sesso femminile in età fertile. Può essere generalizzata o localizzata e si contraddistingue per l’insorgenza di dolore cronico e diffuso, rigidità dei tessuti molli, astenia, nausea, disturbi urinari, affezioni cutanee e alterazioni del ritmo sonno-veglia.

Le cause della fibromialgia non sono note, ma la sua manifestazione sembra essere correlata a fattori di diversa natura (ormonali, genetici, biochimici) ed eventi particolari (traumi fisici, interventi chirurgici e stress). Diagnosticare una forma di fibromialgia non è così semplice come può sembrare perché molti sintomi sono comuni ad altre patologie. L’iter diagnostico è, dunque, lungo e vede il coinvolgimento di diversi specialisti che collaborano tra di loro sottoponendo il paziente a molteplici esami di laboratorio e analisi obiettiva per la rilevazione di alterata sensibilità in diverse regioni anatomiche. La fibromialgia non è una malattia con prognosi infausta, ma è bene sottolineare che non esiste alcuna cura.

I soggetti colpiti da tale affezione devono, dunque, seguire protocolli farmacologici dedicati per il controllo della sintomatologia dolorosa. Ulteriori benefici derivano da attività fisica (aiuta a ridurre la rigidità mattutina), pratica di discipline quali lo yoga e il tai chi, massaggi, agopuntura, tens e sport aerobici graduali.
Vi sono, infine, alcune evidenze scientifiche in materia alimentare: diete a basso contenuto di grassi, proteine di origine animale e zuccheri sembrano, difatti, ridurre la sintomatologia dolorosa (specie se in associazione all’assunzione di integratori dedicati a base di magnesio, vitamine e altro ancora).

La malattia, come precedentemente accennato, colpisce in modo particolare donne in età fertile e molte di loro devono affrontare una gravidanza con dolore cronico, rigidità e altri disturbi. In tal caso, si consiglia di contattare il proprio medico curante al fine di rivedere la terapia farmacologica in corso perché l’assunzione di alcuni medicinali deve essere sospesa al fine di non arrecare danni al bambino.






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