Ceruloplasmina

Ruolo biologico della ceruloplasmina

ceruloplasmina bassa cosa significa e cosa fare

La ceruloplasmina è una proteina presente nell’organismo, il cui ruolo principale consiste nel trasporto ematico del rame, confermandosi un efficace carrier metabolico.

Sintetizzata soprattutto a livello epatico, essa deve la sua denominazione al termine latino “coeruleus” che significa “blu”, appunto il colore del rame che essa è in grado di legare in quantità di sei atomi per ogni sua molecola.

La concentrazione nel sangue è strettamente dipendente sia dalla concentrazione plasmatica del metallo sia dall’assunzione dello stesso dall’ambiente esterno.

La capacità dell’organismo a metabolizzare il rame è quindi in stretta dipendenza dalla concentrazione di questo carrier proteico.

Il dosaggio di ceruloplasmina viene richiesto come supporto clinico alla diagnosi della Malattia di Wilson, una patologia riguardante la presenza di rame nell’organismo e nella quale la proteina è quasi completamente assente.

Il rame circolante nei vasi sanguigni si trova sotto varie forme, che sono:
– legato alla ceruloplasmina (la maggior parte);
– legato al’albumina;
– legato alla trans-cuperina;
– legato agli aminoacidi.

Oltre al trasporto del rame, questa proteina svolge anche altre funzioni, che sono:
– ossidante
grazie al suo efficace potere ossidasico, essa agisce su diversi substrati, tra cui lo ione ferroso (Fe++) che viene trasformato in ione ferrico (Fe+++), l’unico che può essere trasportato dalla transferrina;
– protettiva
evitando la deposizione del rame, verso cui ottimizza il trasferimento dalle cellule di produzione ai tessuti d’utilizzo, essa contribuisce a proteggere anche il funzionamento del sistema nervoso centrale;
– antiperossidante
catalizzando la trasformazione di Fe++ in Cu++ (da ferro a rame) contribuisce a prevenire il processo di perossidazione lipidica indotta da questi cationi bivalenti;
– antinfiammatoria
in fase acuta delle infiammazioni, tipica delle sindromi flogistiche severe, la ceruloplasmina aumenta la sua concentrazione per minimizzare il danno istologico dei tessuti.

Dosaggio della ceruloplasmina

Il dosaggio della ceruloplasmina viene effettuato per quantificare la concentrazione del rame e, in base a questi valori, l’eventuale insorgenza di malattie collegate a stati carenziali oppure eccessivi del metallo.

La quantità della proteina è infatti estremamente ridotta nel Morbo di Wilson, una patologia ereditaria consistente nel progressivo accumulo di rame a livello epatico, nel sistema nervoso centrale e in altri distretti.

L’analisi della proteina è un test di laboratorio che viene richiesto tutte le volte in cui si ipotizza una carenza del metallo, al fine di poter ricavare informazioni utili alla formulazione di una diagnosi.

Dato che si tratta di un esame che non è specifico per un determinato tipo di patologia, ma che offre soltanto alcune indicazione di carattere quantitativo, esso di norma viene associato ad altre prove di laboratorio maggiormente caratterizzanti.

Il dosaggio di ceruloplasmina non è un test di routine, ma viene eseguito unicamente su precise indicazioni, che sono per lo più riconducibili al Morbo di Wilson, e che comprendono:
– ittero;
– dolori addominali;
– nausea;
– tremori;
– astenia dovuta a facile affaticamento muscolare;
– distonia;
– difficoltà nella deambulazione;
– alterazione della deglutizione;
– comportamenti anomali.

Si tratta di una sintomatologia non particolarmente indicativa dato che può essere ricondotta a vari disturbi sia del sistema nervoso (e quindi muscolare), sia dell’apparato digerente.

Pertanto il medico di solito prescrive il dosaggio della proteina dopo che ha escluso la presenza di malattie collegate ad altre cause.

Il ruolo del rame nell’organismo è piuttosto multiforme e comprende diversi settori fisiologici, senza tuttavia essere nettamente caratterizzante; infatti, a parte il Morbo di Wilson, non esistono altre patologie definite dovute a stati carenziali del metallo.

Metabolismo della ceruloplasmina

valori normali di riferimento di concentrazione della ceruloplasmina plasmatica sono compresi tra 20e 60 mg/dl di sangue.

Si tratta di cifre puramente indicative, in quanto possono essere condizionate dal sesso, dall’età, dallo stato di salute generale del paziente, oltre che dalle metodiche di analisi.
Pertanto è sempre opportuno fare riferimento ai range riportati sul referto.

I risultati ottenuti devono comunque venire inquadrati nel quadro anamnestico del paziente, tenendo in massima considerazione l’esame clinico obiettivo e la sintomatologia riferita.

Infatti la ceruloplasmina è un carrier specifico del rame che non è nettamente riconducibile a precise condizioni patologiche, ma che si collega invece a condizioni indefinite oppure complementari ad altri disturbi.

Difficilmente questo dosaggio rappresenta una prima scelta analitica, ma solitamente è conseguente ad altri esami di laboratorio eseguiti in precedenza.

Questo non significa che l’esame sia poco attendibile, ma al contrario, proprio per la sua selettiva specificità, deve venire prescritto a corollario di un check-up completo.

Ceruloplasmina alta

Quando il livello della ceruloplasmina supera la sua soglia fisiologica significa che possono essere subentrate varie cause, che sono:
– intossicazione da rame
questa condizione, non particolarmente frequente, si manifesta con una certa gradualità e quindi non è subito identificabile, anche per la molteplicità dei sintomi ad essa associati;
– gravidanza
durante i tre trimestri di gestazione possono verificarsi delle modificazioni della concentrazione di ceruloplasmina, collegabili alle notevoli alterazioni metaboliche che accompagnano i nove mesi;
– assunzione di estrogeni
nelle donne sottoposte a terapie ormonali a base di estrogeni si può instaurare una oscillazione dei valori della proteina;
– contraccettivi
il connubio tra contraccettivi orali combinati a progesterone ed estrogeni determina molto spesso variazioni quantitative di ceruloplasmina, in particolare nelle prime fasi della terapia.

Gli stati morbosi che si distinguono per un innalzamento di questa sostanza sono i seguenti:
– infiammazioni acute e croniche;
– leucemie;
– Linfoma di Hodgking;
– cirrosi biliare;
– artrite reumatoide;
– lupus eritematoso;
– Morbo di Alzheimer.

Trattandosi di patologie riguardanti vari distretti corporei, viene confermato ancora una volta il valore diagnostico non caratterizzante di questo dosaggio che deve pertanto venire completato da altre indagini cliniche, come TAC con contrasto (in caso si sospettino forme neoplastiche), analisi ematochimiche specifiche (per leucemia e lupus), oppure ecografia addominale (per sospetta cirrosi biliare).
Nel caso di sospetto Morbo di Alzheimer, i protocolli raccomandano di eseguire una risonanza magnetica.

Ceruloplasmina bassa

La principale causa relativa all’abbassamento della concentrazione di ceruloplasmina è il Morbo di Wilson.

Si tratta di una patologia caratterizzata dal fatto che il rame tende a depositarsi a livello encefalico, nel tessuto epatico e nella cornea oculare e quindi non è quasi più rilevabile nel sangue; bisogna tenere sempre presente che questo metallo in tracce è indispensabile per la sopravvivenza, mentre in abbondanza diventa fortemente tossico.

Il Morbo di Wilson è una malattia ereditaria che può essere diagnosticata in base a tutta una serie di riscontri clinici, comprendenti il dosaggio della ceruloplasmina (che è molto basso), la concentrazione di rame plasmatico (molto bassa), la percentuale del metallo nell’urina (elevata) e i valori relativi alla funzionalità epatica (fortemente alterati).

La conferma diagnostica maggiormente indicativa dipende dall’assoluta incapacità della ceruloplasmina di legare il rame preventivamente marcato.

I sintomi tipici del Morbo comprendono:
– nausea e dolore addominale;
– anemia;
– astenia muscolare;
– ittero;
– tremori e difficoltà di movimento.

Oltre al Morbo di Wilson esistono anche altre malattie responsabili della diminuzione di ceruloplasmina nel sangue; tra esse la rarissima Sindrome di Menkes, la acerulo-plasminemia, un’eccessiva assunzione di zinco, dismetabolismi proteici (innescati da inadeguati regimi alimentari), sindrome del malassorbimento, sindrome nefrosica e disturbi epatici.


Come si nota le variazioni nella concentrazione di ceruloplasmina possono essere riconducibili a numerose patologie oppure anche soltanto a disturbi collegati al metabolismo.

Questo fatto dipende dall’importanza del valore che il rame riveste nell’organismo e che coinvolge quasi tutto il suo funzionamento.

Oltre a tali fattori qualitativi, il ruolo del rame è fortemente condizionato anche da altri quantitativi, dato che esso deve essere presente soltanto in tracce per non rivelarsi tossico.

Interpretazione dei risultati

Il dosaggio della ceruloplasmina viene eseguito su un campione di sangue prelevato in vena su un paziente a digiuno da almeno otto ore.

L’interpretazione dei risultati viene condizionata innanzitutto dalle metodiche di laboratorio in quanto sia i dosaggi che la tipologia dei reagenti fanno riferimento a specifici indici.

Inoltre anche l’età, il sesso e lo stato di salute del paziente rappresentano altrettanti fattori condizionanti sull’esito dell’analisi.

Trattandosi di valori piuttosto bassi, gli indici analitici della proteina devono essere rilevati mediante apparecchiature molto sensibili.

Non essendo un esame di routine, il suo dosaggio viene richiesto su precise indicazioni del medico e comunque associato ad altre indagini maggiormente caratterizzanti.

Per l’interpretazione dei referti è necessario effettuare più prelievi, almeno tre, distanziati da 24/48 ore, per poter monitorare le variazioni quantitative della proteina ed avere un quadro preciso della situazione.

In tutti i casi in cui si rileva una minore concentrazione ematica di ceruloplasmina, accompagnata da una sua incentivazione nelle urine, l’ipotesi diagnostica più attendibile è quella di Morbo di Wilson.

Se invece sono bassi sia i livelli di rame (calcolati su campioni ematici e sull’urina) che quelli di ceruloplasmina, il paziente potrebbe soffrire di uno stato carenziale di rame.

Il dosaggio di ceruloplasmina rimane comunque il test d’elezione per diagnosticare il Morbo di Wilson, la cui sintomatologia può insorgere tra i 5 e i 40 anni d’età; questo enorme lasso di tempo giustifica il fatto che un’analisi così specifica può veramente essere indicata.

Trattandosi di un esame non invasivo e dotato di ottima affidabilità, il dosaggio della ceruloplasmina (sempre associato a quello del rame urinario ) consente al medico di confermare i suoi sospetti diagnostici.

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