Parlare con Barbara Maglione significa entrare in un laboratorio che respira curiosità, rigore e passione.
La sua figura rappresenta un ponte tra la scienza e la sensibilità umana, tra il mondo accademico e quello produttivo.
La incontro nella sede della Farmaceutici Damor, a Napoli, dove dirige la Ricerca e Sviluppo di un’azienda che, sotto la guida della famiglia Maglione, ha fatto della qualità un valore assoluto.
Barbara, qual è per te il vero significato della ricerca scientifica all’interno di un’industria farmaceutica come Damor?
La ricerca è l’anima di ogni impresa farmaceutica, ma spesso la si riduce a una fase tecnica.
In realtà, è un atto di responsabilità. Significa interrogarsi continuamente, non dare nulla per scontato, avere il coraggio di rimettere in discussione ciò che si è già fatto bene per farlo meglio.
Nella nostra azienda la ricerca non è confinata ai laboratori: è un modo di pensare, un linguaggio comune che coinvolge tutti, dalla produzione al controllo qualità.
Come si concilia la necessità di innovare con il rispetto della tradizione di un marchio storico come Damor?
È una delle sfide più delicate.
Damor è nata nel 1943, con una filosofia artigianale che ancora oggi ci guida: la cura come responsabilità.
Per noi innovare non significa rompere con il passato, ma proseguire una storia con strumenti nuovi.
Fitostimoline®, ad esempio, è un prodotto che accompagna generazioni di pazienti: noi lo abbiamo rinnovato mantenendone l’identità, sviluppando nuove formulazioni come l’Idrogel o lo Spray, ma sempre partendo dall’estratto acquoso di Triticum vulgare.
È così che la tradizione diventa scienza contemporanea.
Oggi si parla molto di integratori e nutraceutici. Damor è un esempio di come si possa applicare il rigore farmaceutico anche a questi prodotti. Ce lo racconti?
Siamo particolarmente orgogliosi di aver portato nel mondo degli integratori lo stesso livello di rigore che si applica ai farmaci. Bioarginina C è un prodotto nato da solidi studi clinici, condotti in collaborazione con prestigiose università e centri di ricerca, come il Policlinico Gemelli e l’ICS Maugeri.
L’attualità di questo approccio è evidente nell’efficacia del prodotto come supporto per l’astenia (stanchezza cronica), condizione tipicamente accentuata negli stati pre e post influenzali.
In particolare: una survey (LINCOLN), pubblicata sulla rivista Circulation dell’American Heart Association, ha evidenziato miglioramenti nei pazienti affetti da infezioni (come il long-COVID) con problematiche cardiovascolari, suggerendo una validità della combinazione nel recupero da stati infiammatori e debilitanti.
Questi risultati e i benefici dimostrati dalla combinazione di L-arginina e vitamina C liposomiale (ad esempio, nello studio sulla sarcopenia del Policlinico Gemelli) sono tutti riconducibili a un’efficacia consolidata del prodotto per l’astenia legata a diverse comorbilità, inclusa quella che si manifesta dopo un episodio influenzale.
Questo dimostra che, lavorando con metodo e trasparenza, anche un integratore può avere una base scientifica robusta e fornire un supporto concreto e attuale per la ripresa energetica.
Cosa significa, concretamente, fare ricerca in un’azienda familiare come la vostra?
Significa mettere la scienza al centro delle decisioni quotidiane, ma anche condividere la responsabilità di ciò che si scopre.
Nella Damor non ci sono barriere tra reparti: la produzione dialoga con la ricerca, la ricerca con la qualità, la qualità con la direzione.
È un ecosistema.
E poi c’è il fattore umano: lavorare con persone che conosci da anni, che condividono la tua stessa visione, crea un clima di fiducia che è fondamentale per innovare davvero.
Fare ricerca in un contesto familiare ti ricorda che dietro ogni formula c’è una persona, e dietro ogni risultato, una storia.
Molte delle tue collaboratrici sono donne. È una scelta voluta?
Non è stata una scelta strategica, ma naturale.
Le donne portano nel laboratorio una sensibilità particolare, un equilibrio tra metodo e intuito.
Nel mio team la collaborazione è la regola: ognuna di noi sa che il successo individuale non conta se non contribuisce al risultato collettivo.
Credo che la ricerca abbia bisogno anche di questo: di empatia, di ascolto, di confronto costruttivo.
C’è una frase che ti rappresenta come ricercatrice e come donna d’impresa?
Forse una che ripeto spesso: “Non basta sapere, bisogna capire.”
La conoscenza è la base, ma la comprensione è ciò che trasforma la scienza in cura.
Ogni giorno, quando varco la porta del laboratorio, penso che potrei scoprire qualcosa che migliorerà la vita di qualcuno — e questo dà senso a tutto il resto.
Come immagini il futuro della ricerca farmaceutica in Italia?
Lo immagino aperto e coraggioso.
Abbiamo un capitale umano straordinario, ma dobbiamo creare le condizioni perché resti qui.
Il nostro sogno è far nascere a Napoli un polo di innovazione scientifica che unisca università, startup e industria: una sorta di “Silicon Valley del Sud” dedicata alla salute.
Credo che il futuro della ricerca non stia solo nelle tecnologie, ma nella collaborazione tra persone e idee.
E noi, come Damor, vogliamo esserne parte attiva.
L’intervista finisce con un sorriso e una frase che riassume perfettamente il suo pensiero:
“Fare bene è l’unica innovazione che non passa mai di moda.”
E mentre lascio il laboratorio, mi torna in mente un dettaglio che Barbara aveva detto quasi distrattamente: “Ogni flacone che produciamo contiene anche un po’ di noi.”
Forse è proprio questo il segreto di Damor — e della vera ricerca: la scienza che non dimentica mai la propria umanità.





